Mio articolo |
||||
Alitalia e indipendenza della PadaniaNon vorrei essere accusato di aver scoperto l’acqua calda se ricordo che, come abbiamo visto nel caso del Kossovo, dell’Abkhazia e dell’Ossezia, le istanze di libertà delle nazioni non riconosciute hanno una possibilità di realizzarsi non in virtù della bontà e della legittimità della richiesta, ma nell’ambito di strategie di potere e di alleanze internazionali. Nell’ottica dell’obiettivo che ci interessa, cioè quello dell’indipendenza della Padania da Roma, vorrei provare a guardare oltre le mosse strategiche a breve termine che apparentemente sono ormai avviate a risoluzione. Nella strategia a lungo termine mi pare che possa rientrare anche la vicenda Alitalia-Airfrance-Lufthansa. Bisogna cominciare ad analizzare obiettivamente l’essenza dell’offerta Airfrance che, dobbiamo ricordare, non è un ente di beneficenza. Come è possibile che ci sia stato un suo desiderio di assorbire una società in fallimento, inefficiente e dalle relazioni sindacali a dir poco difficili? Una palla al piede che potrebbe trascinare nel baratro compagnie ben più grandi di Airfrance? Quali erano gli obiettivi a lungo termine di Airfrance? Come visto nell’ottima puntata di Matrix di alcuni giorni fa, le strategie aeree non vengono ideate in funzione dei cittadini comuni, che usano l’aereo per ragioni private, ma in funzione di gente come Colaninno Jr., che ha espresso le esigenze dell’uomo d’affari di andare rapidamente da Padova, Vicenza, Parma o Asti ad un aeroporto internazionale per andare a firmare contratti multimiliardari a Hong Kong, Mumbai, o Nuova York. Per quest’uomo d’affari, andare a Malpensa o Parigi o a Francoforte ha poca importanza, quello che conta è la comodità del servizio! Il successo della strategia dell’Airfrance, senz’altro studiata da questa compagnia con l’approvazione del governo francese con obiettivi non puramente economicistici a breve termine, avrebbe significato l’integrazione totale dell'economia della Padania con quella della repubblica francese, sganciandola dal sistema economico peninsulare, che gravita sull’hub romano. Secondo la mia modesta opinione, penso che la Lega avrebbe dovuto appoggiare più entusiasticamente l’offerta Airfrance, che avrebbe portato come conseguenza il distacco dell’area padana da Roma e il suo ri-orientamento verso la Francia, con hub a Parigi. Come sappiamo, la politica arriva sempre a rimorchio dell’economia, spesso con ritardi decennali, ma alla fine il riallineamento è inevitabile, per cui si sarebbero gettate le basi per la nascita di un'alleanza internazionale dalle basi solidissime, in cui la Francia sarebbe stato il primo paese a riconoscere l'indipendenza della Padania da Roma. Ora, i mezzi d’informazione romano-centrici tentano di influenzare l’opinione pubblica con articoli smaccatamente pro-Airfrance, che danno l’accordo come già sostanzialmente concluso, mentre viene sottaciuto qualsiasi progresso della trattativa con Lufthansa, nonché l’importanza degli accordi di spostamento di voli su Malpensa che vengono via via siglati dalle compagnie aeree con la SEA, ma in realtà al momento non sappiamo veramente come stiano andando le trattative. Sia nel caso dell’accordo con l’una o l’altra compagnia, l’obiettivo sarebbe in ogni caso raggiunto, con il rafforzamento dei legami della Padania con l’area economica dell’Europa continentale, anche se l’offerta iniziale di Airfrance era in ogni caso destinata a fallire a causa dell’incompetenza di Prodi, il condottiero imbelle di un’armata Brancaleone, la cui incapacità di portare a buon fine qualsiasi operazione governativa significativa ha convinto gli strategisti degli accordi internazionali a liberarsi di un uomo completamente inutile. Un’osservazione finale: sui mass media compaiono continuamente affermazioni del tipo “La nuova società, senza debiti, sarà una pacchia per quelli che ci mettono pochi soldi e ricaveranno profitti enormi!!!” Come sempre, i commentatori di sinistra non capiscono nulla di economia o mentono sapendo di mentire: con questi chiari di luna, la nuova società, se non studia un piano di azione giusto per il mercato, se non ha un livello di stipendi di dipendenti e dirigenti proporzionato agli incassi, e se non avrà una dirigenza capace di seguire e di adeguarsi velocissimamente alle condizioni di un mercato in rapida evoluzione, andrà a picco in quattro e quattr’otto, particolarmente in vista della rivoluzione dei trasporti derivante dall’arrivo dell’alta velocità, specie nella tratta Milano-Roma che al momento è la più redditizia per Alitalia e che dovrà essere ridimensionata. Con l’alta velocità, si ridurrà enormemente il numero di coloro che affronteranno l’impresa di andare a un aeroporto milanese o romano, per volare all’aeroporto di destinazione, per poi prendere ancora dei mezzi per recarsi in città, quando in poche ore si andrà da centro città a centro città? La prospettiva che entro pochi anni Alitalia sarà nuovamente in crisi è quindi molto reale, visto anche il fatto che i suoi “salvatori” non hanno alcuna esperienza nel campo dei trasporti aerei. Poiché l’Italia è famosa per il fatto che alla fine si fa tutto il contrario di quello che era stato promesso e spergiurato all’inizio, è possibilissimo che entro qualche anno Airfrance o Lufthansa acquisti in toto Alitalia e si attui l’integrazione della Padania con l’Europa continentale e che quindi, nonostante tutto, rientri dalla finestra una strategia che favorirà l’indipendenza della Padania. |
||||