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Avatar, il film, il messaggio
11.03.2010

Il Film,
Prima di tutto, un suggerimento: questo film andatelo a vedere al cinema su uno schermo gigante in 3D. Molto meglio che guardarne una copia, magari pirata, sul piccolo schermo di casa in 2D. Il 3D è tecnologicamente eccezionale. Superando le vecchie tecnologie, in cui il contrasto tra le immagini in primo piano e quelle sullo sfondo era troppo marcato, qui tutte le immagine appaiono in una prospettiva naturalistica godibile senza stancare la vista.

Dal punto di vista scientifico, tanto per spaccare il pelo in quattro come è mia consuetudine, devo dire che il film contiene delle incongruenze imperdonabili. Prima di tutto, in comune con molti film di fantascienza, c’è la rappresentazione del pianeta su cui si svolge l’azione come un satellite di un pianeta gigantesco di tipo gioviano.
Questo, dal punto di vista scientifico, è una vera assurdità. Se, riferendoci per esempio al nostro sistema solare, Giove fosse situato sull'orbita terrestre, in modo da ricevere la quantità corretta di radiazione solare per dare una temperatura ideale su tutti i suoi satelliti, la vita vi sarebbe ugualmente impossibile. Anche se Giove non ha le dimensioni sufficienti per raggiungere la massa critica per iniziare una fusione nucleare come nel Sole, è grande quanto basta per generare un fortissimo flusso di radiazioni. Tutti i suoi satelliti si trovano quindi in una situazione analoga all'essere immersi in un forno a microonde. Non una condizione ideale per lo sviluppo della vita.
Un'altra incongruenza è il fatto che le specie animali superiori sembrano essere l'evoluzione di un modello primitivo che, contrariamente a quello a quattro arti che ha dato origine alla specie terrestri, era a sei arti. Quindi tutte le specie evolute conservano questa caratteristica. Sia i draghi volanti, dotati di due coppie di ali, che tutte le altre specie animali fino agli pseudo-cavalli e agli pseudo-lemuri. Inoltre, tutti gli animali hanno quattro occhi, con una coppia più piccola dietro a quella “normale”. Ma quando arriviamo agli umanoidi c’è un inspiegabile salto evolutivo ed essi hanno solo quattro arti e due occhi. Ovviamente, per facilitare l’autoidentificazione da parte dello spettatore con gli alieni, l'autore ha preferito rinunciare alla coerenza scientifica e dare a questa specie un aspetto più umano, idealizzandone l’aspetto, seguendo oltretutto la moda degli occhi enormi, tipici dei cartoni animati giapponesi, e del corpo estremamente slanciato, in stridente contrasto con i problemi di obesità diffusi nel pubblico americano.

Passando al contenuto delle immagini, bisogna dire che si viene continuamente assaliti da sensazioni di “deja vue”. Esse richiamano in maniera anche troppo evidente film quali Pocahontas, da cui deriva l’immagine grafica del popolo di umanoidi, persino con l’acconciatura alla “mohicano” dei guerrieri, ed altre immagini e sequenze che richiamano molto da vicino Star Wars e magari anche Apocalypse Now, con i marines bruciatutto in contrasto stridente con i “selvaggi” civilissimi.

Passiamo ora ad esaminare la trama del film. Si tratta di un autentico bollito misto di concetti ed ideologie, che traggono le loro origini dalle fonti più disparate, dal realismo sovietico “la natura è neutrale, bada solo a mantenere l’equilibrio”, al classico film di cowboy e indiani, alla critica delle grandi  corporation, unicamente interessate ai profitti degli azionisti, al tema del pianeta Terra ormai morente a causa del distacco dell'uomo dalla natura, ai concetti animistici dei rapporti tra tutti gli esseri viventi. Non c'è quasi da stupirsi che grazie al coinvolgimento dello spettatore nella trama, alla fine ci rallegriamo nel vedere tutte le forze del pianeta coalizzate per reagire e cacciare l’invasore, il che in effetti non è molto razionale, in quanto l’invasore siamo “noi” e lo facciamo non perché siamo “cattivi”, ma perché abbiamo bisogno di energia far funzionare la società. Apprendiamo inoltre che la superficie del pianeta è in effetti un enorme sistema nervoso, dove gli alberi rappresentano i neuroni di un’enorme interconnessione, a cui tutti gli esseri viventi possono accedere mediante una specie di cavo che parte dal cervello e che permette di comunicare direttamente con la Grande Madre di Tutto, che tutto controlla e regola con infinita saggezza.

Lasciarono perdere un maggiore approfondimento della trama che avrete la gioia di scoprire per conto nostro per fare alcune osservazioni:

Il Messaggio

Si avverte nel film un messaggio di base, che è ancora una volta quello della fustigazione, della negazione della validità della nostra società, vista come rapace e indifferente ai valori del bello e dell’armonia tra le specie viventi. Viene denunciato un presunto distacco dell’uomo dalla natura, che viene punito con la morte del pianeta d'origine, per cui l'uomo deve andare alla ricerca di nuovi pianeti da depredare. La natura viene descritta come una foresta tropicale in cui l'uomo può aggirarsi completamente nudo abbeverandosi dalle foglie degli alberi, con abbondanti risorse alimentari alla portati di tutti. Peccato che nella nostra realtà, basta spesso una semplice scivolata per rompersi una gamba, e che se l'uomo fosse rimasto a questo livello di vita, più che essere in sintonia con la natura ne sarebbe completamente in balìa, soggetti a tsunami, siccità, carestie, alluvioni incontrollate, gelate, incendi devastanti. Quando i propri cari muoiono di malattia o per una disgrazia, o non si è in grado di provvedere ad essi, non è una grande consolazione dire che “è la legge della natura”, tanto più che questo ci porta ad essere completamente dipendenti dai religiosi che pretendono di fungere da veicolo tra noi e l’aldilà.

Ma c'è in questo film un messaggio sottinteso che farà senz'altro sobbalzare Daniel Estulin (autore di The Bilderberg Group) nella sua poltrona. Sia lui che molti altri (Jim Tucker, Alex Jones), sono convinti che esista un complotto mondiale tendente a istituire un governo centrale che abbia il controllo assoluto e totale della popolazione, grazie all’inserimento in tutti gli individui di microchip collegati a un computer centrale, che permetta al “potere” di tenere sotto controllo i pensieri e le azioni di tutti gli abitanti della terra.

Ci sono in effetti molti elementi sufficienti a suscitare inquietudine: per esempio in conseguenza della diffusione allarmistica di notizie di rapimenti di bambini, un numero sempre maggiore di genitori già oggi inseriscono nel loro figli dei microchip localizzatori per sapere dove essi si trovano in qualsiasi momento.

Sfruttando il bisogno umano di comunicare con i propri simili, che sostituisce lo sfondo di un mercato enorme, si sono sviluppati i telefonini, ormai appendice indispensabile per noi poveri umani, e già oggi è possibile localizzare tutti gli individui che ne sono dotati e intercettare le loro comunicazioni. Già si progetta di impiantarli direttamente sotto la pelle, dietro le orecchie, sempre pronti all’uso. Questo potrebbe essere obbligatorio dapprima per alcune professioni, quali poliziotti, medici, che devono essere sempre disponibili per la “società” per poi diventare un prerequisito per fare per es. l’assicurazione sulla vita, escludendo di fatto i “ribelli” dai servizi sociali.

Altre ricerche in campo medico sono tese a collegare arti ed occhi artificiali direttamente al cervello. Possiamo facilmente immaginare che in un futuro non troppo lontano degli elettrodi inseriti in punti nevralgici del cervello e collegati a un microchip saranno persino in grado di analizzare i pensieri ed eventualmente trasmetterli ad un computer centrale.

Questa eventualità verrebbe presentata non solo come un progresso inevitabile, ma anche desiderabile per l’eliminazione del crimine o della malattia mentale, in quanto i microchip inseriti nel cervello potrebbero tenere sotto controllo i pensieri e le azioni di individui “labili” e “instabili”, e “potenzialmente pericolosi per la società”. Il microchip impiantato potrebbe anche fungere da ricettore di pensieri tranquillizzanti, che potrebbero guidare e sedare gli individui più violenti, e sarebbero inviati dal computer centrale.

Tutto questo sviluppo tecnologico avviene senza bisogno che ci sia una mente coordinatrice, un'organizzazione che pianifica le cose in modo strategico. Semplicemente, si tratta di sviluppi indipendenti, che però alla fine, una volta maturi, potrebbero essere utilizzati per il controllo totale di tutta l’umanità.

Ma affinché questo possa essere attuato, occorre il CONSENSO della popolazione. Occorre che si radichi l’idea che questo controllo, questo confluire di tutti gli individui in un grande organismo pensante, sia una cosa positiva o addirittura indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo. La strategia di indurre nella mente della gente un senso di colpa per dei comportamenti che vengono indicati come scorretti, è da manuale di controllo delle masse e viene utilizzata da tutte le organizzazioni autoritarie per piegare l'uomo ai propri voleri.

E' una tecnica utilizzata da tutte le organizzazioni religiose, che, basandosi sulle figure dell'io che risiedono nel nostro cervello, quella del padre che giudica, punisce e salva mostrando con esempi la via della perdizione e la retta via, e quella del bambino "pagina bianca" la cui mente deve essere sagomata, qui si avvale di film fantascientifici come Avatar, il cui obiettivo è appunto quello di preparare il terreno, ispirando nella gente un’accettazione latente dell’idea che questa globalizzazione delle menti è necessaria per la sopravvivenza e il benessere dell’umanità, per neutralizzare l’egoismo e il desiderio di sopraffazione insito nell’individualismo.

Sarebbe poi un gioco, all’arrivo di una grande crisi sociale o di un’emergenza globale (magari creata ad arte), invocare poteri eccezionali e impiantare i microchip in tutta la popolazione, in larga parte già convinta che questo provvedimento sia assolutamente necessario. Coloro che si opponessero sarebbero considerati individui pericolosi; una prova ulteriore che il controllo centrale è assolutamente indispensabile, ed essi sarebbero costretti ad accettare l’impianto, volenti o nolenti.


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