La Cicala e la Formica

Oggi vorrei parlare di favole. E più precisamente di quella della cicala e della formica.
 
Senz'altro conoscerete la versione classica della favola, che racconta come all'arrivo dell'inverno, la cicala va dalle formiche, che hanno lavorato tutto l'anno, per chiedere da mangiare, ed esse rifiutano decisamente ed invitano la cicala ad andarsene con queste parole: “hai cantato tutta l'estate? Ora puoi ballare”!

Questo racconto è stato lo spunto di un’indagine d’opinione condotta in collaborazione da due istituti, uno australiano e uno finlandese, sul punto centrale della questione: la distribuzione delle ricchezze e l’origine delle disuguaglianze sociali, che nella favola di Esopo sono la conseguenza della libera scelta: quella della cicala di cantare tutta l’estate e quella delle formiche di lavorare.


È stato chiesto ai cittadini di vari Paesi cosa ne pensassero della distribuzione della ricchezza nel loro Paese, ed è stato riscontrato che esiste una convinzione diffusa che la ricchezza è distribuita in modo diseguale.

Poi è stato chiesto se essi pensassero che questa differenza fosse giusta, o se dovesse essere corretta dallo Stato tassando i più ricchi per sovvenzionare i più poveri.

È stata fatta una classifica dei vari Paesi, che dispone in percentuali crescenti le opinioni dei cittadini riguardanti le differenze di reddito e cosa fare a proposito. L’indagine rivela che in tutti gli Stati del mondo, il campo principale della battaglia politica si è spostato da chi debba avere la proprietà dei beni di produzione a come debba essere effettuata la distribuzione delle ricchezze.

Secondo alcuni questa dev’essere basata sul merito, cioè deve essere proporzionata al contributo dato alla creazione delle ricchezze, mentre altri affermano che lo stato deve intervenire distribuendole sulla base del bisogno, in modo che tutti ne usufruiscano in eguale misura, indipendentemente dal loro contribuito a loro produzione.
Possiamo quindi concludere che al giorno d’oggi i due veri partiti che si contrappongono sono quello dei Formichisti contro quello dei Cicalisti.

Vecchia e nuova ideologia

Bisogna notare che il punto focale dell’indagine è la percezione dei cittadini delle differenze sociali. La domanda è: “Ritieni che ci sia troppa differenza di reddito?”.
Qui sta il trabocchetto: cosa vuol dire troppa differenza? Quanto è troppo? Un rapporto tra il reddito più alto e quello più basso da 1 a 10? o da 1 a 100? O forse da 1 a 1000? Questo concetto non è mai stato approfondito, ma secondo questa indagine, il 90% degli italiani lo pensano, contro il 78% degli americani e il 64% degli australiani, anche se i dati statistici rivelano che la differenza di reddito tra i cittadini più poveri e quelli più ricchi è ben superiore negli USA o in Australia rispetto all’Italia.

In Italia c’è chi da lungo tempo fa della differenza di reddito tra gli uomini il centro della propria ideologia e propaganda, tanto che questa convinzione è diventata parte integrante della cultura e influenza tutti i partiti, sia quelli di destra che di sinistra. È questo concetto che sta alla base della richiesta che lo Stato debba intervenire per appianare queste "eccessive” differenze sociali.
 
In Italia quest’idea incontra favore tra più dell’80% della popolazione, mentre negli Stati Uniti e in Australia, dove ci sono veramente grandi differenze di reddito, solo il 40% dei cittadini invocano l’intervento statale.
Le percentuali aumentano progressivamente per Canada, Nuova Zelanda, Svezia e Inghilterra con il 60%, mentre in Germania, Austria e Finlandia le percentuali arrivano al 70-80%.


Non dispongo dei dati di base utilizzati per costruire questo grafico, ma in generale, quando si parla dell'Italia vengono sempre presentati i dati comprendenti sia la Padania che la penisola. Nella mia esperienza, quando i dati vengono esaminati a fondo, tra una regione e l’altra si rivelano situazioni completamente diverse. Per esempio: secondo il ben noto rapporto PISA sulla valutazione internazionale degli studenti prodotto dall’OCSE, la Padania è a livello europeo, mentre il resto dell'Italia è a livello balcanico. La stessa cosa vale per l’attività economica, dove la Padania è al livello della Germania, mentre la penisola italiana per conto proprio fa parte del terzo mondo.

Anche dal punto di vista culturale la differenza tra i padani e il resto d’Italia è netta, come è apparso evidente dai risultati del referendum a dal costante sostegno per il Popolo della Libertà e più specificamente per la Lega Nord nelle elezioni. Non mi stupirei quindi che se questi dati venissero suddivisi per zone, risulterebbe che nella penisola italiana il 90 o magari il 100% della popolazione è d'accordo che le formiche debbano mantenere le cicale, mentre in Padania i valori si avvicinerebbero a quelli del resto d'Europa e del mondo.

Anche accendo il principio acquisito che chi si trova in difficoltà senza averne colpa debba essere assistito dalla società, in Padania prevale il concetto che se due persone hanno lo stesso reddito, ma una ne risparmia una parte per far fronte personalmente ai propri bisogni, mentre l’altra spende fino all’ultimo centesimo per sostenere uno stile di vita al limite dei suoi mezzi, questa non ha poi diritto a pretendere che sia la società ad intervenire per sopperire alla sua mancanza di previdenza.

Tuttavia, poiché le elezioni politiche vengono fatte su base nazionale, il peso elettorale di chi invoca l’intervento ridistributivo dello stato è molto forte. C’è quindi il pericolo che le formiche lavoratrici, tanto numerose in Padania, saranno sempre costrette a vedersi sottrarre un’ampia parte del frutto del loro lavoro.

Bisogna anche notare che c’è una notevole di differenza tra la situazione rappresentata dalla favola di Esopo e le moderne teorie ridistributive.
Il bisogno della cicala era temporaneo, dovuto all’arrivo dell’inverno, quindi, al limite, sarebbe bastato aiutarla durante la cattiva stagione per vederla riprendere a fare la bella vita per contro proprio al ritorno della primavera.

Nella nostra società questo si realizza con l’assistenza sanitaria per aiutare i malati a ritornare in salute, o nel concedere sussidi di disoccupazione a chi segue dei corsi di riqualificazione professionale perché ha perso il lavoro affinché possano trovarne uno nuovo e, in generale, nel fornire l’istruzione gratuita ai giovani in modo che da adulti possano inserirsi nel mondo del lavoro.

Anche in questo caso, l’Italia non è un Paese normale, o perlomeno, non è un Paese europeo. Qui, le risorse sottratte ai lavoratori vengono destinate solo in minima parte alle situazioni transitorie. Esse vengono utilizzate per la maggior parte per creare dei posti di lavoro stabili, ma fittizi, cioè che non producono nulla, ma che rappresentano una rendita vitalizia per un numero di dipendenti statali e parastatali inamovibili che è pari a quattro volte quello degli altri Paesi europei, con un doppio danno per la società nel suo complesso: viene sottratta permanentemente manodopera dai posti di lavoro produttivi creati dalle società private, forzandole a sopperire alla mancanza di personale con l’immigrazione di milioni di lavoratori, gonfiando così i bisogni di abitazioni, scuole, ospedali e servizi sociali, e creando un circolo vizioso che richiede un aumento delle spese e quindi delle tasse. D’altra parte, il carico fiscale imposto sulle aziende italiane le priva delle risorse per investire e svilupparsi, quando poi non porta ad una tale aggravio sul loro bilancio da causarne il fallimento con conseguente aumento della disoccupazione.

Questa contrapposizione tra formiche egoiste e cicale bisognose è in realtà una mistificazione creata ad arte, che ha creato le attuali condizioni e ne rende impossibile la risoluzione, se non si esce dalla sua logica perversa e non si riconduce il discorso alla sua realtà: la cicala può cantare quanto vuole, purché prima lavori e si guadagni da vivere.!!

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