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La Fiat e il declino dell’Italia

La Fiat è il simbolo stesso della mentalità che ha portato l'Italia sulla strada del declino. Me ne resi conto molti anni fa in Inghilterra quando, visitando una fabbrica per prodotti di progettazione con l'ausilio del computer, e discutendo del più e del meno, mi rivelarono che i giapponesi, dall'idea di una nuova vettura alla sua commercializzazione ci impiegavano tre anni, "e gli americani?" domandai, "quattro anni", e la Fiat? "SEI anni!!".
Era facile prevedere sin da allora il futuro ma sicuro declino della società, una volta che il mercato fosse stato liberalizzato e i prodotti europei e mondiali avessero avuto accesso all'Italia. Anche se i nuovi modelli Fiat piacciono all'estero, dopo un anno o poco più la curva d'interesse declina, e i giapponesi sono in grado di presentare due modelli nuovi mentre la Fiat ne presenta solo uno. Non si tratta di un problema legato alle capacità tecniche dei progettisti Fiat. 
Esso deriva dalla pochezza della dirigenza italiana in generale e dalla sua mentalità provinciale, ben esemplificata dall'uso inutile dell'inglese. La Fiat ha sviluppato un nuovo sistema d'iniezione diesel: invece di brevettarlo con il nome per es. "Iniezione Fiat", l'ha chiamato "common rail" e l'ha ceduto per lo sfruttamento ad altre ditte. Per cui in tutto il mondo si usa il "common rail" e gli automobilisti pensano che sia una cosa americana. Vi rendete conto dell'enorme pubblicità gratuita se in tutte le vetture diesel fosse montata una "iniezione Fiat"?.
E i responsabili Fiat continuano per la stessa strada, per lanciare la nuova vettura, volevano copiare il nome "Twingo"! Bloccati da una sentenza del tribunale, hanno dovuto ripiegare su Nuova Panda. Che sforzo di fantasia!
Mentre all'estero, quando vogliono lanciare dei nuovi prodotti dando l'idea di qualcosa di bello e artistico, inventano nomi italianegganti che finiscono in "o" o "a" noi, per una smania di "essere alla moda" diamo dei nomi inglesi ai nostri prodotti, perdendo cosi totalmente la nostra identità e la nostra immagine all'estero.
Come conseguenza, quando incontriamo degli stranieri che ci dicono, "Voi italiani sapete fare solo la pizza", rimaniamo senza parole.
Ma ripeto, quello della Fiat è solo un esempio, che descrive il nostro desiderio di scomparire, di annullarci come nazione (ne volete un altro? anche il "container" fu una invenzione italiana).

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Da: Giovanni Kauffmann
Caro Francesco, quello che scrivi è molto triste e, purtroppo, giusto.
Però quella mentalità dei dirigenti Fiat non è certo una colpa degli Agnelli ed in particolare dell'Avvocato.
È una mentalità gretta e provinciale, certamente, ma favorita dal particolare clima nel quale la Fiat ha operato per 30 anni fra azienda pubblica e privata.
Tu sai meglio di me e lo hai potuto constatare proprio in Inghilterra che non c'è nulla di più deleterio che mettere un dirigente in condizione di "non decidere".
Figurati che lessi un saggio sul finire degli anni '60 scritto da un manager della Ceat, la cui ingloriosa fine conosciamo, sull'arte del non decidere.
Ne usciva la figura del dirigente che appariva decisionista, riteneva importante fare scelte ardite ma riusciva a trovare sempre una forte motivazione, prospettando catastrofiche conseguenze, per desistere da ogni iniziativa arrivando, con grande soddisfazione, alla conclusione che stare fermi sarebbe stata la migliore delle scelte.
Parole, parole, parole come cantava Mina con preveggente intuizione del futuro della nazione.
I dirigenti Fiat non hanno vissuto in un'azienda con le stesse regole dei concorrenti.
Questo è il dramma non Fiat ma italiano.
Le cose andavano male e la concorrente VW o Ford o Toyota licenziava e ristrutturava.
La Fiat no, "godeva" della cassa integrazione speciale in modo che tutti rimanessero a libro paga nell'illusione dell'inamovibilità del posto di lavoro.
Poi mentre i giapponesi accentravano le produzioni noi le distribuivamo lungo tutta l'Italia oltraggiando ogni concetto di economia di scala.
Ma queste quisquilie da studenti potevano forse interessare ai nostri politici e sindacalisti? Loro avevano deciso di risollevare l'economia delle aree depresse secondo modelli di sviluppo che si ispiravano ai successi mondiali raccolti dall'ideologia marxista.
Non ci eravamo affrettati ad aggiungere la dizione "e per la programmazione economica" a quella obsoleta di "Ministero dell'industria"? Ecco in quale clima si è sviluppata la dirigenza Fiat.
Negli USA mandano i dirigenti in palestra perché si rilassino dalle spremiture che ricevono e, comunque, chi non raggiunge i risultati va fuori.
Possiamo anche essere un po’ più umani ma è inutile cianciare su perdita di competitività ed altre preoccupanti cose se poi ci scandalizziamo al primo richiamo di B. sulle troppe festività.
Tu ed io sappiamo benissimo che in Inghilterra non ci sono festività infrasettimanali e le hanno eliminate spostandole al lunedì.
Noi le avevamo tolte e poi ripristinate un po’ alla volta.
Infine siccome vogliamo essere recidivi fino in fondo plaudiamo al ritorno di Prodi che questa volta non farebbe come in passato un semplice accordo di desistenza (parola orribile) con l'estrema sinistra ma un vero e proprio patto programmatico.
Avanti tutta al canto di Bandiera rossa.
Solo Prodi con la sua faccia può fare una cosa del genere e parlare di riforme e progresso.

Tu dalla nebbiosa Albione ed io dai soleggiati Emirati Arabi possiamo solo augurare buona fortuna ai nostri connazionali sapendo che non proveremo alcun stupore per il destino della Fiat.
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Da: Francesco Andreoli
Caro Giovanni
Vedo che sei genericamente d'accordo con me sui problemi della Fiat, però mi lascia un po’ perplesso la tua difesa degli Agnelli e dell'avvocato.
Forse li hai conosciuti personalmente e questo ha influito sul tuo giudizio, ma io mi affido al detto "il pesce marcisce dalla testa" e poi ad alcuni "pettegolezzi" che forse tu, nella tua esperienza, potrai smentirmi.
a) Gli Agnelli, insieme ad altri capitalisti dell'epoca, furono i responsabili della nascita del fascismo.
Sostanzialmente, andarono da Mussolini, giovane socialista, e gli dissero, "Ti diamo fondi illimitati per fondare un partito e prendere il potere, in cambio falla finita una volta per tutte con questi scioperi che ci stanno disturbando la produzione." Nacque così un regime che fu l'espressione della totale sfiducia sia negli operai italiani che nei capitalisti italiani.
Fondamentalmente, un'azienda è costituita dal fondatore (o dai suoi successori) e dal gruppo dirigenziale che egli crea a propria immagine e somiglianza.
Mentre in altri paesi, quando un'azienda va male perché questo team al vertice è per qualsiasi motivo inefficiente, questa fa fallimento e chiude, e i beni che produce vengono prodotti da qualche altra azienda più efficiente, In Italia si diede per scontato che nessuno avrebbe potuto sostituirla e venne creato l'IRI, per ospedalizzare queste aziende malate.
Questa pratica è continuata fino ad oggi ufficialmente, e dopo lo smantellamento dell'IRI è continuata segretamente (vedi Parmalat).
Facendo un confronto, in altri paesi c’è la fiducia che quando un'azienda chiude, gli operai entro un tempo ragionevole saranno in grado di trovare un'altra azienda in cui lavorare.
In Italia no.
Si dà per scontato che non potranno assolutamente trovare un altro lavoro e perciò diventa priorità assoluta mantenerli nel posto che occupano attualmente, tenendo in vita l'azienda, o tenendoli "al caldo" mediante la cassa integrazione o accordi di trasferimento dall'azienda allo stato.
Tutto questo è stato inquadrato dal parlamento italiano in un sistema legislativo molto corposo di leggi fatte "ad uso e consumo della Fiat".
Puoi negare che gli Agnelli siano stati gli ispiratori e i promotori, più o meno occulti, mediante finanziamenti a tutti i partiti, e particolarmente alla DC e al PCI, di tutto questo apparato legislativo di cui sono stati i principali beneficiari? Non sono quindi gli Agnelli stessi i creatori di questa mentalità di fuga dalla realtà, di dirigenti che non si assumono mai la responsabilità di dirigere, che permea la Fiat e altre aziende altrettanto complici/artefici della situazione disastrosa italiana? Non sono gli Agnelli, grazie alla proprietà, diretta ed indiretta, di gran parte della stampa italiana, che da sempre lavano il cervello agli italiani, dando il "la" alla cosiddetta cultura italiana.
Non è sospetto il fatto che, alla chiusura dell'Unità, l'80% dei giornalisti siano passati al Corriere della Sera? Non ti pare strano che dei giornalisti provenienti dal giornale ufficiale del PCI siano così facilmente integrabili nel giornale del cosiddetto "capitalismo illuminato italiano"?
Severgnini: Mi sembra che tu l'abbia chiamato un degnissimo giornalista o qualcosa del genere.
Questo egregio signore ha cominciato la sua carriera in Rai3.
Ora è ben noto che in Rai3 non si entra se non si hanno tutte le credenziali in regola come comunista fedelissimo.
C'è da stupirsi che sia poi passato al Corriere della Sera?
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Da: Giovanni Kauffmann
Il Fascismo è nato come reazione al sovversivismo socialista che dilagava per la nullaggine dei governanti del tempo.
Mussolini era considerato, giustamente, l'uomo capace di riportare l'ordine e pacificare una nazione allo sbando, dopo una guerra vinta a prezzo di sacrifici durissimi.
Fu avversato con i soliti sistemi "democratici" che ancora oggi vediamo e, consapevole della sua forza, non se ne andò e fece il dittatore.
Forse se in Italia ci fosse stata un'opposizione democratica di stile anglosassone la storia sarebbe stata diversa.
Ma queste sono ipotesi.
Certo uno degli errori che marchia la nascita di questa repubblica è stato il mancato riconoscimento della politica sbagliata dei partiti democratici che favorirono la nascita della dittatura fascita.
A differenza della Germania che riconobbe lealmente gli errori della repubblica di Weimar che portarono al nazismo.
Bastassero i soldi degli industriali per fare la storia non si capirebbe perché il mondo non sia loro.
La verità è che per quanto influenti non lo sono mai al punto da superare il potere detenuto dai politici.
Nè vuoi la prova? Umberto Agnelli nei primi anni '60 entrò in politica, perché questo era il dovere che molte famiglie di rango dell'industria e della finanza riteneva di dover svolgere, e fu eletto deputato nella DC.
Non si ripresentò nella successiva legislatura per la constatata impossibilità di dare alcun apporto pratico.
Era semplicemente inascoltato dai compagni di partito che si dimostravano indifferenti o insofferenti a seconda dei casi ma, comunque, mai interessati ad ascoltare i suoi pareri.
Ritenne quindi di essere più importante per l'azienda che per l'Italia.
Dire che il fascismo fu l'espressione della sfiducia nei lavoratori e nel capitalismo è assolutamente falso.
Esattamente il contrario.
Il fascismo esaltò il lavoro e portò l'Italia all'avanguardia nel mondo nel campo delle provvidenze sociali.

Il capitalismo privato era riconosciuto ed esaltato dal regime come forza di progresso dello stato.
Il fascismo cercò una sintesi che superasse la lotta di classe fra capitalismo e lavoro del liberalismo e la supremazia del lavoro (teorica) del comunismo che aveva accentrato il capitalismo nello stato.
Incompiuto rimase il tentativo fascista di conciliare attraverso la magistratura del lavoro gli inevitabili scontri sociali che normalmente sfociano nello sciopero che allora era vietato.
Questo divieto era la logica conseguenza di una visione sociale dove tutto doveva armonicamente operare ai fini del bene dello stato ma dove, in quello stato, a tutti i componenti era stato dato un riconoscimento giuridico.
Fu negli anni '30 che i lavoratori iniziarono ad avere contratti di lavoro collettivi con valore giuridico "erga omnes".
La vera storia di una nazione non deve limitarsi alla parte strettamente politica, le guerre, le rivoluzioni ecc. ma dovrebbe approfondire i mutamenti socio economici avvenuti.
I primi 50 anni dello scorso secolo sono stati sotto questo aspetto di un interesse straordinario ma si è preferito per le solite meschinerie politiche stendere un velo d'oblio.
L'IRI voluto dal fascismo è stato l'esatto contrario di quanto ne è stato fatto negli anni '70.
Altro che ospedale di aziende decotte! È stato l'incubatrice dello sviluppo industriale italiano che muoveva i primi passi dello sviluppo di un paese agricolo in un mondo squassato dalla crisi del '29 e stretto nel sistema di protezionismi con alte tariffe doganali da parte dei paesi detentori di materie prime.
Sinceramente faccio fatica a seguirti nella tua analisi che mi sembra molto emotiva e poco razionale ma, senza offesa, poco documentata.
Parliamo di circa 80 della storia d'Italia.
Demonizzare oggi gli Agnelli senza riconoscergli il merito di aver motorizzato gli italiani non è giusto.
Ci sono onori e demeriti, scelte lungimiranti e miopi, ma non riconoscere che l'Avvocato è stato un uomo di grande carisma e di intelligenza superiore che ha reso onore all'Italia non mi trova d'accordo.
Io non ho mai conosciuto nè frequentato Agnelli ma, e qui sono decisamente polemico con te, con amarezza sostengo da tempo che commise un grossolano errore.
Invece di cercare i soldi di Gheddafi e prenderlo come socio per evitare il nodo scorsoio che Fanfani gli stava stringendo attorno alla gola per irizzare la Fiat, doveva cederla.
Gli italiani lo avrebbero meritato visto che lo hanno fatto il capo espiatorio di tutte le schifezze economiche degli ultimi 40 anni.
 La Fiat all'Iri avrebbe fatto la fine dell'Alfa Romeo, invece la volle salvare.
Sai cosa pretendevano i sindacati italiani? Che i finanziamenti fossero concessi solo dopo l'approvazione da parte loro dei piani relativi al lancio dei vari modelli.
Te la vedi la VW o la Ford o la Toyota che chiamano i sindacati e dicono loro guardate questi sono i nostri piani per le prossime vetture diteci cosa ne pensate.
Magari dopo una bella assemblea generale aperta naturalmente a tutte le componenti sociali.
Questa è l'Italia nella quale ha vissuto la Fiat, con tutti gli errori indiscutibili dei suoi dirigenti.
Io sostengo che la gente deve essere messa in condizione di lavorare e di fare il proprio mestiere non di impiegare metà del tempo a discutere d'altro.
Uno o più controllori di volo di Linate si sono sbagliati e ci fu il disastro che sappiamo.
Io dico che la stranezza è che ce ne sia stato uno solo in tutti questi anni se rapportato agli scioperi, agitazioni e quant'altro che questa gente che fa un mestiere tanto delicato si è trovata a vivere.
Cerchiamo italianamente di non fare confusioni oscene.
Parmalat è un'associazione per delinquere punto e basta.
Il fatto che Callisto Tanzi venga spedito agli arresti domiciliari la vigilia di Pasqua è il solito atto di insensibilità assunto da chi, avendo il potere decisionale, si è semplicemente scordato di quale Pasqua stanno trascorrendo i truffati da Tanzi & Co.
Non poteva aspettare 5 giorni il signor giudice? Poi ci si lamenta se qualcuno pensa male.
Basterebbe poco per evitare il facile sorgere di pensieri maliziosi, nutrendo i quali, come diceva Andreotti, si fa peccatto ma spesso ci si azzecca.
L'intreccio Agnelli potere politico è chiaro che è esistito.
Secondo te non c'è un intrecco Kennedy potere politico negli USA? Pensare che chi detiene un forte potere economico non operi per ottenere agevolazioni per la propria industria che è assurta a valore nazionale (lo dico in senso generale e vale per qualsiasi paese) è da ingenui.
Il problema fondamentale è un altro: in quale regime politico opera l'impresa? Se è contrassegnato ed ancorato a valori liberali troverà nel potere politico i muri che trovò Jacocca per salvare la Chrysler, ma se opera in un regime cattocomunista troverà un terreno di scambio di favori.
Questo è l'incestuoso rapporto fra politica e Fiat non ricercato da Agnelli, che cercò di sottrarvisi perfino col ricordato socio Gheddafi, ma imposto dai politici che sono i veri detentori del potere politico, economico e legislativo.
Chi se non Cuccia cercò di salvare il capitalismo italiano riunendolo nel "salotto buono"? Credo, cari amici (visto che ci leggiamo tutti), che questo sia il punto fondamentale: il rifiuto netto e totale di tornare alle pratiche politiche dei disastrosi decenni precedenti.
Solo se siamo convinti di recuperare valori netti di liberalcapitalismo sotto la guida di un imprenditore che ha dato ampie prove di capacità allora forse potremo salvare questo paese.
Lasciamo che ognuno faccia il proprio mestiere ed impediamo che i politici vogliano fare quello degli imprenditori solo perché affascinati dai profitti che producono.
Le floride aziende da loro governate si sono trasformate in società fallimentari da vendere al miglior offerente (magari facendoci sopra qualche affaruccio tanto per non perdere l'abitudine).
Il resto caro Francesco sono considerazioni di contorno dove posso anche essere d'accordo ma sono solo l'aspetto inquinato del problema.
Salvo il fatto di Agnelli responsabile della subcultura di oggi.
Un uomo della sua apertura mentale, di raffinata cultura e frequentazioni di alto livello mondiale non avrebbe mai favorito operazioni di cosi' bassa lega.
Nella stessa Juventus ha imposto uno stile che non trova riscontro in alcuna altra squadra di calcio, certamente dovuto alla continuità della presidenza dalla sua fondazione.
Piaccia o no il fascismo ha favorito la crescita dei più bei nomi dell'economia italiana che nell'immediato dopoguerra con la politica liberale dei governi centristi di De Gasperi hanno ricostruito l'Italia sviluppando le industrie elettriche, la cantieristica, l'auto, l'edilizia, l'agroalimentare ecc.
Nomi come Pirelli, Falck, Agnelli, Olivetti, Moratti, Rizzoli e tanti altri che non ricordo ci hanno fatto fremere d'orgoglio e trasformato un paese agricolo in industriale.
Dimenticare che la Fiat auto è un elemento di un gruppo che comprendeva dei gioielli la cui vendita salverà Fiat Auto e far torto proprio alla capacità degli Agnelli.
Scrissi a Severgnini, non pubblicato, dopo il 5 titolo mondiale di Schumaker che forse un pensiero riverente all'Avvocato, da poco scomparso, avrebbe dovuto essere espresso.
Senza la sua passione ed i soldi Fiat chi avrebbe fatto superare alla Ferrari il periodo nero e preparato il terreno per le sfolgoranti vittorie di cui ancora oggi tutti ci inorgliamo? Mettiamo la Fiat in condizione paritetica con gli altri concorrenti liberandola da tutti i vincoli e vedrai se il nuovo Amministratore Delegato non sveglierà anche i dirigenti più sonnolenti.
E se non dovesse accadere sei pronto ad accettare che chiuda o venga venduta agli americani? Il problema è solo qui perché come sempre " la botta piena e la moglie ubriaca" non si possono avere.
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