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La crisi del consumismo basato sul credito

Ci ricordiamo i nostri genitori, con la loro paura di fare debiti, che valutavano accuratamente tutte le spese per vedere se ci stavano dentro, mettevano da parte i soldi e poi li usavano per gli acquisti.

Poi è subentrata una nuova mentalità: perché una giovane coppia deve convivere con i genitori, risparmiando per poi comprare una casa per conto proprio? Meglio comprare la casa a credito e poi pagarla, alla fine il risultato è lo stesso! Stessa cosa per frigoriferi, televisori, ecc. l’elenco è infinito. Si è quindi passati da un'economia di risparmio e spesa, a un’economia di consumo a credito, basato sulla fiducia che ci sarà un lavoro futuro.
È divenuto in effetti una specie di tossicodipendenza dai consumi, “tutto subito” è diventata la nuova parola d’ordine: “Comprimo questo, compriamo quest’altro, andiamo in vacanza e pagheremo poi, tanto sono pochi euro al mese”. Facilmente i pochi euro si accumulano e diventano decine e magari centinaia di euro al mese.

Le banche si sono trovate di fronte un aumento enorme della richiesta di denaro da prestare. Poiché non avevano abbastanza denaro nelle loro casseforti, si sono rivolte alle banche d’affari, che hanno appunto la funzione di prestare alle banche i soldi che queste presteranno ai clienti.

Le banche d’affari funzionano cercando degli “investitori”, ai quali non viene però richiesto di versare i fondi da investire, ma di prometterli di versarli su richiesta, ma quando è il momento di onorare l’impegno questi si faranno prestare i fondi da altre banche. In questo modo aumenta all’infinito la quantità di denaro disponibile, in quanto le ricchezze messe a disposizione sono solo sulla carta.

È appunto un castello di carte, e basta una crisi in qualunque punto del mondo, in cui dei debitori non possono far fronte ai propri debiti e falliscono, per provocare altri fallimenti a catena con un effetto a domino.

Ma sono intervenuti numerosi fattori aggravanti. Nel settore immobiliare, la corsa al mattone non è venuta solo dalle giovani coppie in cerca della prima casa, ma anche dai risparmiatori in cerca di un investimento sicuro del proprio gruzzolo. C’è stata la corsa alla seconda casa, sia per le proprie vacanze, che per affittarla. Visto che c'era la domanda, nell’affare si sono precipitati anche chi non aveva risparmi, prendendo a prestito i soldi da investire nel mattone, e rivendendo poi le case con un buon profitto. Tutti a costruire in Florida e sulla costa spagnola, finché il numero di abitazioni ha superato il numero di possibili acquirenti. Quei meravigliosi grattacieli che si vedono in CSI Miami, sono per la maggior parte vuoti, come pure molti dei nuovi villaggi turistici che deturpano la Spagna. Ora arriva il tempo di rientrare nelle spese e le imprese edilizie falliscono portando con sé i fondi degli investitori.

La stessa cosa è accaduta nel settore commerciale: si sono costruiti a credito enormi Centri commerciali, contando su previsioni di vendite totalmente irrealistiche. Ora i centri sono semideserti, e i clienti vagano da un negozio all'altro guardando nelle vetrine senza entrare.

La produzione industriale è orchestrata per una corsa continua all’acquisto, con la creazione di miti e la pubblicità il cui unico scopo è di spingerci a comprare l’ultimissimo modello di televisore al plasma, di telefonino con sempre più funzioni, di vetture sempre più accessoriate, quando poi non interviene il governo rendendo obbligatoria la rottamazione.

In un momento di crisi come quello odierno, se ci fosse una riduzione drammatica ed improvvisa del credito alle aziende, esse avrebbero difficoltà a funzionare, in quanto molte di esse sopravvivono con i prestiti delle banche facendo conto sulla vendita dei prodotti. Dovrebbero chiederne il pagamento immediato, impossibile da ottenere, con fallimenti a catena e disoccupazione di massa, in un circolo vizioso come quello che si verificò nel '29. Ma avendo imparato la lezione, i governi intervengono, facendo credito alle banche e quindi sostenendo l’economia di consumo. Tuttavia, i governo non hanno soldi propri, quindi dovranno aumentare le imposte, cosa molto impopolare, oppure prenderli a prestito emettendo dei buoni del tesoro, aumentando così il debito pubblico, la circolazione di denaro senza copertura e quindi l’inflazione.

E per il futuro?
Lungi da me l’intenzione di puntare l’indice accusatore contro le banche, gli investitori, magari gli speculatori, come fanno alcuni sempre portati a creare dei “nemici" contro cui scatenare l’odio pubblico. Io penso che questi istituti e personaggi fanno il proprio mestiere: se gli va bene guadagnano, se gli va male perdono, sono affari loro.

Mi rivolgo alla gente normale, per la quale una riduzione dei guadagni in assenza di debiti significa l’arrivo di tempi duri, ma pur sempre sostenibili, mentre se si è sommersi dai debiti da pagare la situazione diventa insostenibile. L’unico consiglio che posso dare è: a parte l’accensione del mutuo per la casa, che spesso è la sola scelta a nostra disposizione, non comprate nulla a credito! Comprate solo in contanti, dopo aver risparmiato. Naturalmente questo significherà rimandare molte spese, ma avere la tranquillità d’animo che qualsiasi cosa succederà non si trasformerà in una tragedia.

Se la maggior parte della gente si renderà conto che questa è l’unica soluzione, ciò significherà naturalmente un rallentamento generalizzato dell’economia e l’alba di un nuovo stile di vita, ma in ultima analisi, il nostro destino dipende solo dalla nostra maturità.


ricevo un messaggio da un amico che vive negli USA


Secondo me e' difficile capire la natura della crisi se non si comprende all'interno della situazione del mercato del credito americano (molto diverso da quello italiano). Qui, l'effetto leverage la fa da padrone; non lo usano solo le banche, ma anche i normali consumatori. Il problema e' che usare troppo la leva finanziaria puo' creare guai quando il sottostante capitale perde valore. E' quello che e' successo a Lehman Brothers: esposizione troppo elevata a fronte di un capitale (le case) che perdono valore. E' quello che e' successo a molti proprietari di case: indebitamento piu' prestiti garantiti dalla casa, ma la casa perde valore. Il mercato del credito negli USA poi' e' particolare: tassi di interesse del 23% su acquisti con carte di credito non sono inusuali; il ritardo di un pagamento (mutuo, rata per la carta di credito, utenze domestiche) puo' portare facilmente ad avere i tassi di interesse su tutte le proprie carte e sul proprio mutuo alzati anche a piu' del 30%. A questo punto, e' veramente facile dichiarare bancarotta, vendere la propria casa alla banca ad un prezzo inferiore al suo valore reale, alimentare il circolo vizioso al ribasso.

Comprare a credito e' parte del sistema di vita americano ed e' difficile esimersi dall'usarne. I primi tempi che ero negli States evitavo accuratamente il ricorso al credito: dopo due anni, ho provato ad acquistare una nuova auto con un finanziamento. Impossibile. Non avevo sufficiente "storia di credito" perche' alcuno volesse finanziarie. Ho dovuto iniziare ad usare un poco le mie carte di credito perche' potessi finalmente accedere al finanziamento tre mesi dopo, quando la mia "storia di credito" era ormai "avviata e documentata". Contrariamente al senso comune, non avere debiti era piu' uno svantaggio che un pro.


E' chiaro quindi che c'è un problema insito nell'economia e nella cultura americana che rende inevitabili le crisi cicliche, sappiamo ora cosa pensare dei titoli di giornali che dicono "L'economia americana è in espansione del 4-6%, molto superiore a quella europea", l'unica cosa che si espande sono i conti in rosso!

L'importante è impedire il diffondersi anche in Italia di questo tipo di economia basato unicamente sui debiti - sfuggire come la peste politici, "esperti", economisti che ci dicono che possiamo (dobbiamo?) spendere di più, magari impegnando la nostra casa come garanzia del prestito.

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