Mio articolo |
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Autore: Jimmy Moglia Costi di produzione in Asia, profitti, costo del lavoro, delocalizzazione etc. Le generalizzazioni sono belle perché permettono a (quasi) tutti di avere contemporaneamente sia ragione che torto. È per questo che le generalizzazioni in matematica, per essere espresse con precisione verbale, diventano così complicate che alla fine l’imberbe studente del quartierino non ci capisce più niente. Propongo al leghista masochista di cercare come si definisce in geometria una curva che non ha spigoli. E se non mi dà ragione, la prossima volta che ci vediamo gli devo una birra o un bicchiere di vino sincero. Ma ritornando al sodo. Che l’autore dell’e-mail all’origine del dibattito si qualifichi come ‘lavoratore dell’Alitalià (per usare l’azzeccata definizione di William) è indubbio. Tuttavia l’autore esprime, sia pure rozzamente, il punto di vista di "Spartaco". Nel suo commento William rappresenta, sia pure accuratamente, il punto di vista di "Cesare". Chi ha ragione? In questo caso è impossibile pronunciarsi senza, per un momento almeno, mettere da parte le ideologie. E, per aggiungere l’assurdo al paradossale, non fa male tirare Marx fuori dal cassetto. Lo faccio con una certa apprensione per due motivi. Uno, non sono marxista anche perché non so cosa voglia dire. Due, qui dove vivo anche chiamare il proprio gatto ‘Marx’ puzza già di eresia. E chi parla di marxismo rischia presto di passare per ‘comunista’ quando non proprio ‘terrorista’. Nell’immaginario collettivo Marx è quello che proponeva una dieta a base di bambini allo spiedo e contorni consimili. Per di più non ho letto abbastanza di Marx per poter dire di averlo ‘letto’ – ci vuole una salute di ferro per leggere Marx. Anche gli accademici locali che pubblicano pomposi tomi sul marxismo, a detta di critici qualificati non l’hanno letto. Lo fanno perché criticando Marx acquisiscono automaticamente un certo alone di santità accademica, prodromo di future prebende. Non per niente Montanelli diceva che i somari si trovano anche nelle cattedre. Ecco dunque un sommario stile super-bignami (vedi nota) sull’argomento. 1. Il motore del capitalismo non è la produzione di merci per uso o bisogno - e nemmeno produzione fine a se stessa, ma è l’accumulazione di capitale, o se si vuole il profitto. 2. La sorgente del profitto è il famoso plus-valore estratto dal lavoratore durante la produzione. Il denaro in quanto capitale è usato per acquistare sia i mezzi di produzione che il lavoro dei lavoratori. Il lavoro (o se si vuole la capacità di lavorare), è una ‘merce’ disponibile sul mercato così come le altre voci di produzione. Il costo della forza-di-lavoro dipende dal costo del vitto e altre necessità per esistere. 3. Il contributo del lavoratore al prodotto finito (vale a dire il costo dello stipendio) è inferiore al valore che il lavoratore crea nel processo di produzione. La differenza costituisce il famoso ‘surplus value’, o, semplificando, il profitto. 4. Il modo di produzione ‘capitalistico’ innesta un processo di accumulazione delle forze produttive e implica un processo continuo di evoluzione (e rivoluzione) dei metodi produttivi. La forza della concorrenza incita e spinge continuamente il processo. Ogni settore capitalistico deve continuamente aumentare la produttività del lavoro pena l’estinzione. 5. La sempre aumentante scala di produzione altera la struttura finanziaria dell’economia capitalista. Il volume di investimento iniziale per innescare il processo di accumulazione (di capitale) eccede la capacità individuale di investimento. L’investimento deve provenire dalla società intera. Ergo le banche e le società per azioni etc. Il capitalista puro diventa il manager dei soldi degli altri. Senza questi soldi Rupert Murdoch sarebbe un cittadino qualunque. Ma con le risorse di varie banche messe a sua disposizione, Mr. Murdock puo’ permettersi di spiegarci attraverso gli enormi media a sua disposizione come dobbiamo vivere. 6. A compenso della fornitura di capitale le banche ricevono una porzione del plus-valore estratto da chi produce (il lavoratore), nella forma di pagamento di interesse. O, nel caso di società per azioni per l’azionista la porzione del plus-valore estratto prende la forma di un dividendo. 7. Pero’ con lo sviluppo del credito bancario e delle società per azioni si creano nuovi mercati – i.e. i mercati finanziari che trattano azioni, obbligazioni, titoli etc. Questi oscillano in valore e quindi il profitto deriva dal comprare e vendere i medesimi. 8. Ma il profitto (accumulazione di capitale) derivato dalle compra-vendite finanziarie non è fondato sulla produzione. 9. Da una parte il capitale prestato (via banca o azioni) è usato per comprare i mezzi di produzione (nonché il lavoro del lavoratore) e quindi per estrarre il plus-valore di cui sopra. Dall’altra parte le azioni, obbligazioni etc. sono quello che Marx chiama "capitale immaginario" - costituiscono un diritto a una parte del plus-valore a venire. 10. Nel mondo finanziario è possibile realizzare enormi profitti comprando e vendendo titoli finanziari. Ma questo è il proverbiale denaro che cresce sugli alberi. Sembrerebbe che il lavoro non possa essere la sola sorgente di profitto (via il plus-valore) quando enormi e grandi profitti si possono ottenere producendo niente. 11. Creare denaro dal niente è un altro modo di descrivere il classico Ponzi scheme e, come altre varie bolle della storia, deve a un certo punto esopicamente esplodere. Ergo lo stato dell’economia corrente. 12. Ritornando ora al capitale produttivo, coeteris paribus, cioè a parità di produttività il profitto è creato dal plus-valore contribuito dal lavoratore. Ne segue che il capitale viene investito là dove il costo del lavoro è minimo. Alternativamente, con la concorrenza globale, è necessario equalizzare il costo del lavoro al minimo livello possibile nonché equalizzare (leggi eliminare) overheads come assicurazione sanitaria, pensioni etc. È quello che sta succedendo mentre scrivo con l’industria automobilistica negli US (ma già successo in miriadi di altre industrie). L’argomento di William a proposito dei controlli di qualità ("...Quando un nome nella moda delocalizza la produzione deve dare lo stesso standard qualitativo alla sua clientela, se così non fosse ci sarebbero dei danni d’immagine enormi ... ") è vero ma è secondario rispetto al dilemma fondamentale, ha ragione Spartaco o Cesare? 13. Un altro modo di produrre profitto - cosa poco discussa dai media (e con buona ragione) - è la guerra. Il costo del soldato (a parte la vita) è minimo – il soldato che sciopera (oggi) va in corte marziale e in passato alla fucilazione. Il capitale è fornito senza interessi (i.e. le tasse dei cittadini) e il ritorno sugli investimenti è enorme, senza contare gli altrettanto enormi profitti possibili con la rapina delle risorse di altri paesi. La ricerca e il controllo di nuovi mercati da parte dell’industria pesante fu la causa propellente della prima guerra mondiale e contribuì in modo determinante alla seconda. I Greci, sempre logici nei loro ragionamenti, avevano dimostrato che la vera democrazia è possibile solo se uno stato possiede degli schiavi, cioè un tot di schiavi per ogni cittadino. A parte le retoriche nazionalistiche, gl’inni e gli slogans (God bless America - … che schiava di Roma Iddio la creo’ etc.) il soldato è lo schiavo perfetto. Non è quindi casuale che le varie amministrazioni US invadano impunemente nazioni a destra e a sinistra per portarvi la ‘democrazià (con Mussolini era la ‘civiltà). Un lettore scettico a questo punto potrà chiedersi(mi) "Anche se fosse così chi se ne frega?" Scetticismo giustificato. Ma, come è avvenuto per la bolla globale di recente esplosione, i problemi della globalizzazione, del lavoro, della produzione e del turbo-capitalismo sono fatalmente interconnessi e toccano ciascuno di noi, qua cittadini e qua LNEisti. Jimmie Moglia NOTA. Per chi non lo sappia o non se lo ricordi, il Bignami di questo o quel soggetto era un salva-studente per liceali. Alla maturità il candidato, in teoria, doveva essere preparato su tutto quello che aveva studiato negli ultimi tre anni. La cosa è chiaramente impossibile. Tuttavia, con tipico compromesso italico, le aspettative ufficiali rimanevano tali ma venivano poi lasciate alla discrezione degli esaminatori. Il solo modo per cercare di arrivare all’impossibile era di avere a disposizione i riassunti di Tutto. Ecco dunque l’eroico Ernesto Bignami e i suoi bignamini di cui ne conservo ancora alcuni quasi con affetto. Ma anche i Bignami alla fine erano un po’ troppo – si ovviava al problema con la bignaminizzazione dei Bignami. Come da qualche mia nota sul Bignami della filosofia: "Talete, quello dell’acqua" – "Epicuro, mangia, bevi e fregatene" e via dicendo. (per spiegare i riferimenti che possono essere oscuri, la lettera è stata originata dal seguente post pubbicato su Italians: Cari Italians, il prodotto e´ marcato ´made in China´, ma quasi sempre viene da imprese a capitali occidentali delocalizzate in Cina. Prima di delocalizzare, il prodotto costava 100 e si vendeva a 120 con un margine di 20. Dopo la delocalizzazione il prodotto magari si vende a 100 (perche ´made in China'), ma produrlo costa 10. Margine per l´imprenditore occidentale = 90 (invece di 20). Qundi ci guadagna l´imprenditore occidentale (e il top management sotto forma di bonus). Il consumatore occidentale ha un vantaggio minimo in termini di prezzo e uno svantaggio in termini di qualita´, quindi per lui l´impatto e´ pressoche´ nullo. La gente (i consumatori) non ci guadagna un bel nulla dal consumare di piu´, perche´ la tanto invocata spinta all´economia da un rilancio dei consumi (dal nostro caro presidente del Consiglio, imprenditore ovviamente...) non crea posti di lavoro in Italia, ma in quei paesi dove verrebbe incrementata la capacita´ produttiva, quindi di nuovo la Cina, continuando a pagare stipendi da fame e quindi moltiplicando il margine per l´imprenditore. Neanche lo Stato ne ha un vantaggio, perche´ le tasse sui sovramargini vengono pagate in altri paesi, sempre facendo in modo che in Italia risultino margini ridotti... Questa e´ la verita´ degli ultimi due decenni (e oggi se ne vedono chiaramente le conseguenze): tutto il resto e´ blablabla. Un saluto dal Lussemburgo, ) |
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