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La crisi finanziaria è solo l'inizioVi ricordate la domanda trabocchetto di matematica che c’era ai miei tempi sui libri di scuola? Se alla porta di una cittadina i gabellieri riscuotono 1.000 ducati all’anno dai mercanti che entrano, quanti ducati verranno riscossi se nelle mura vengono aperte altre tre porte? Ovviamente la risposta non è 4.000 ducati, ma sempre 1.000, perché i mercanti sono sempre gli stessi. Tutti si sono dimenticati questa semplice verità, e hanno costruito più case di quanto ci sia gente in grado di acquistarle. Si sono costruiti milioni di metri quadrati di uffici, interi palazzi che rimangono vuoti. Si sono costruiti milioni di metri quadrati destinati a negozi, anch’essi disperatamente vuoti. Si sono costruiti milioni di metri quadrati di capannoni industriali, ormai abbandonati da anni. So che vengono stipulati contratti grazie ai quali questi spazi vengono concessi gratuitamente per un periodo iniziale, e quindi non rendono assolutamente nulla all’investitore, e quando arriva il momento di cominciare a pagare, le società che li hanno affittati se ne vanno o dichiarano fallimento, perché il volume d’affari non è sufficiente a coprire le spese. La conseguenza è la crisi finanziaria che vediamo oggi, che è solo un’anticipazione di quello che ci aspetta in futuro, ma a confronto è uno scherzo giocoso. In occidente, già trent’anni fa la produttività delle fabbriche era tale da soddisfare totalmente i bisogni della popolazione del primo mondo. In effetti era ben superiore ai suoi fabbisogni e il loro funzionamento continuativo, con conseguente piena occupazione, era garantito dal fatto che un’ampia parte della produzione veniva esportato verso i paesi del terzo mondo, dove la produzione industriale era insufficiente. Analogamente alla corsa all’edilizia in occidente, è ora in atto nel terzo mondo una corsa all’industrializzazione a tappe forzate, in condizioni disumane, con bassissimi costi di produzione grazie ai bassissimi livelli di vita, igienici e sanitari, di sicurezza sociale e pensionistici dei lavoratori, con materiali di bassissima qualità, spesso su modelli copiati dagli originali senza pagamento dei diritti d’autore. Il risultato è costituito da ritmi di aumento della produzione del 10% all’anno, assorbita solo parzialmente dal mercato interno, e destinata in gran parte all'esportazione. Non occorre essere geni matematici per calcolare che entro qualche anno la produzione industriale in Cina, India, Brasile ecc. coprirà non solo tutto il loro mercato interno, ma sarà ben superiore al numero di possibili consumatori a livello mondiale. Per il momento, ci consoliamo obiettando che l’esportazione dei prodotti cinesi ecc. mette quegli stati in grado di importare i nostri prodotti di alta qualità e prezzo, ma è ovvio che gli alti profitti che si ottengono da questi prodotti fanno gola a tutti. Dopo le ceramiche di Sassuolo, già vengono prodotti in oriente le sete e stoffe di altissimo prezzo, e ora anche i vestiti di alta moda, seguiranno gioielleria, auto di lusso, e magari anche spumanti da 10.000 euro la bottiglia e simili. Infine non ci sarà nessun margine di profitto a scambiare simile con simile e tutta la rete di commerci internazionali arriverà a fermarsi completamente. Questo processo di riadattamento potrebbe essere graduale, con il livello di vita dell’occidente che scende gradualmente, ma molto probabilmente i governi non vorranno sfidare l’impopolarità politica che questo comporterebbe, e cercheranno di drogare la situazione sociale per mantenerla ad un livello elevato, finché l'azione diventerà insostenibile e si arriverà ad un tracollo subitaneo. E dopo? Medioevo prossimo venturo? Commenta |
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