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Un confronto tra il capitalismo tradizionale e il capitalismo modernoDi fronte alla situazione di crisi odierna si sente spesso l’affermazione che si tratta della fine del capitalismo.
Bisogna vedere cosa si intenda per capitalismo. Esaminiamo il modello “antico" di sviluppo capitalistico prendendo un esempio pratico dei nostri giorni. Come si creano le aziende? Oggi si è sviluppato un modello completamente differente di sviluppo capitalistico, quello del “venture capitalism”. Esso viene avviato da un soggetto che ha un’idea geniale, un nuovo prodotto. Prepara un progetto e lo presenta ad un pannello di investitori. Questi investitori sono individui che dispongono di ampie risorse di capitali per cui desiderano ottenere il massimo ritorno d’interessi, e che sono appunto alla ricerca di progetti. Essi esaminano l'idea, ne giudicano la bontà ed eventualmente decidono di intervenire. A questo punto arriva la verifica dei fatti: il prodotto può corrispondere alle esigenze del consumatore, ed essere venduto, oppure essere rifiutato. Ma altre cose possono andare male: tra il momento dell’avvio del progetto e la collocazione del prodotto tutto può cambiare. Il costo delle materie prime può salire, un altro concorrente può preparare un prodotto analogo in modo indipendente e rubare una parte del mercato. Può essere difficile trovare il personale, la procedura di produzione può essere così sgradita da provocare una continua rotazione di personale, per cui non è mai addestrato a sufficienza. L'ideatore del progetto può avere scarsissime capacità di relazionarsi con le persone, entrare in conflittualità con i dipendenti o i finanziatori, in poche parole, durante la realizzazione del progetto ci sono infinite cose che possono andare per il verso storto. Esattamente quello che è successo negli ultimi anni. È fondamentalmente sbagliato, in quanto pone al centro dell’attenzione il “capitale”, cioè una “cosa”, che quindi non ha sentimenti, intelligenza, volontà, è basato sul principio che “tutti i soldi sono uguali”, con l’illusione che basti spendere per far funzionare le cose. Se il tessuto sociale è basato sugli individui, è sano e ha le basi solide. Se è basato sulle cose, è soggetto a cicli di espansione incontrollata e di recessione inevitabile. Perché allora è nato il secondo modello di sviluppo, quello chiamato di “venture capitalism”?. Questo modello è stato favorito da governi, come quello americano di Reagan, che nel 1999 eliminò la proibizione alle banche commerciali di fare l’attività delle banche d’investimento. È stato attuato proprio perché il sistema tradizionale è a crescita lenta, c’è un accumulo progressivo di riserve, una diffusione lenta nei punti di vendita, un aumento lento dell’occupazione. Il sistema delle ventures è stato favorito proprio perché è rapidissimo, si costruiscono grandi stabilimenti, capaci di produzione di massa, di dare lavoro a centinaia, migliaia di persone. I politici possono vantarsi di aver assicurato crescite annue fortissime, magari del 5‑10% all’anno. Poiché essi vivono in una prospettiva a breve termine, quella dei titoli di testa dei giornali, essi si adoperano per creare negli elettori l’illusione che tutto vada bene, che ci sia la piena occupazione e la ricchezza per tutti, per cui quando arrivano le elezioni la rielezione è garantita. Ad un certo punto arriverà inevitabilmente la recessione, e il partito al potere può cercare di far credere di essere l’unico in grado di far uscire dalla crisi grazie alla propria “esperienza di governo”. Se non riesce a convincere gli elettori, può lasciare al governo successivo l’onere di trovare una soluzione. Commenta |
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