Mio articolo

Teoria economica - 02 - Lo Stato come gestore del denaro

A questo punto introduciamo nel modello un nuovo elemento, lo Stato.

Lo Stato moderno non possiede mezzi di produzione, non ha denaro suo proprio. Esso preleva una parte del denaro posseduto dai cittadini (imposte/tasse), e lo utilizza per pagare gli stipendi dei propri funzionari per le spese sociali, quali ospedali, esercito, amministrazione pubblica, scuole, e qualsiasi altra attività che la volontà dei cittadini gli attribuisce in uno specifico periodo storico.

Cosa vuoi dire, che lo Stato 100 anni fa spendeva i soldi diversamente?

Certo, l’irruzione dello Stato in tutti campi dell’attività umana è molto recente. Le banche sono cominciate come istituti privati, come bancarelle su cui dei mercanti, chiamati “argentari” pesavano e scambiavano monete di diverso conio e provenienza. La cura dei malati doveva essere pagata dagli interessati, o era affidata alla chiesa, l’insegnamento era privato, chi costruiva un ponte faceva pagare un pedaggio a chi vi passava sopra ecc. ecc. Solo con il diffondersi delle dottrine socialiste lo Stato ha cominciato a creare scuole di massa per il popolo, ospedali di Stato ecc.

Il circuito di circolazione del denaro gestito dallo Stato è questo:

Lo Stato preleva dalle tasche dei cittadini dei contributi, che esso spende per pagare i dipendenti statali. Inoltre lo Stato affida a delle imprese private la costruzione di strade, ponti, ferrovie, ecc.
I lavoratori che hanno ricevuto il denaro dallo Stato vanno nei negozi e li danno ai commercianti in cambio di prodotti, i commercianti inviano ai produttori i biglietti ricevuti e si fanno mandare prodotti, le aziende consegnano i biglietti ai loro lavoratori e così via, in un ciclo continuo.

Se tutte le spese dello Stato fossero totalmente coperte dai ricavi delle imposte, ci sarebbe una circolazione dinamica di liquido, ma il suo quantitativo rimane sempre uguale. Ma usualmente non è così, e approfittando del fatto che lo Stato ha assunto il controllo della produzione di cartamoneta, quando le spese superano per qualsiasi ragione il ricavato delle imposte, il governo ha parecchie scelte:

Può imporre alla Zecca di stampare un quantitativo addizionale di biglietti per coprire la differenza. (Oggigiorno questo non è nemmeno più necessario, basta scrivere una somma a bilancio ed effettuare il trasferimento direttamente nel conto bancario dei dipendenti, senza stampare fisicamente nulla, ma continuerò ad usare la metafora dello stampare i biglietti di banca perché rende molto bene l'idea).

L'effetto è l'inflazione classica. Il numero di biglietti in circolazione aumenta progressivamente, per cui, restando la ricchezza del nostro Paese teorico 100.000.000 e avendosi in circolazione per es. 200.000.000 biglietti, ognuno di essi rappresenta in realtà 1/2 unità.

Un momento...perché ogni biglietto vale metà? Questa secondo me è una conclusione astratta. Non potresti spiegarla con un esempio pratico?
I lavoratori ricevono comunque sempre 100.000.000. Questi biglietti vanno in circolazione agli enti e servizi che lo Stato in questo modo può pagare, e con questi soldi i dipendenti possono comprare altre merci. Non vedo il nesso con l’inflazione.

No, non ricevono sempre 100.000.000, ricevono questi più i 100.000.000 che c’erano prima, quindi 200.000.000 biglietti.

Faccio un esempio pratico:

Partiamo da un punto in cui statali e privati prendono 1000 euro al mese.

Poi il governo decide di pagare gli statali 1200 euro al mese (senza copertura di aumento di tasse).

Questi spendono, comprano delle cose, e il prezzo di quello che comprano si adegua, per ragioni che spiegherò più in dettaglio in un altro capitolo, per cui per es. il frigo che costava 100 euro, diventa 120.

Ma i privati prendono sempre 1000, vanno per comprare il frigo e trovano che costa di più. allora possono comprarlo, ma i 20 euro che gli mancano devono prenderli da altre spese a cui devono rinunciare.

Il loro stile di vita diventa più povero in generale.

POSSIAMO ENUNCIARE IL SEGUENTE PRINCIPIO GENERALE:
L'AUMENTO DI REDDITO IN UN SETTORE PROVOCA L’IMPOVERIMENTO DEGLI ALTRI.

I lavoratori del settore privato a un certo punto non possono più reggere la situazione e fanno sciopero, riescono ad ottenere anche loro 1200 euro.

Ma a questo punto il datore di lavoro vede aumentare i costi di produzione.

I profitti scendono, e allora deve aumentare il costo del prodotto, per cui diventa per esempio 1400 euro, riportano la situazione a quella che era di prima dell'aumento degli stipendi, cioè l’inaccessibilità dei prodotti.

Oppure se non può aumentarlo, perché altri vendono a 1200 (per esempio producendo in un altro Paese dove hanno costi diversi), va in fallimento.

In pratica, per occorrono sempre più soldi comprare i prodotti, poiché il numero di soldi che i lavoratori ricevono è fissato per contratto, che bisogna rinegoziare, tutti i prezzi devono essere rinegoziati ogni pochi anni, il che significa che per il periodo intermedio, la capacità d'acquisto scende.

Man mano che il volume della cartamoneta cresce i depositi bancari scendono, come pure il loro valore.

Immagino perché se la gente risparmia meno, ci sono meno soldi in banca. Ma perché il valore dei depositi si abbassa?

Il valore reale dei depositi scende perché, se all’inizio dell’anno un frigorifero costava 400 euro, potevi prelevare 400 euro dai tuoi risparmi e comprarlo. Se alla fine dell’anno il frigo costa 450 euro e tu hai in banca 400 euro, il valore reale del tuo deposito è sceso, cioè devi lavorare di più per acquistare le stesse cose (vedi scambio di lavoro contro merce del primo capitolo).

Il cittadino risparmia tutta una vita per utilizzare i suoi risparmi nella vecchiaia e ora quello che pensava durasse un mese dura solo una settimana. Si domanda “dove sono finiti i miei risparmi?" In effetti sono stati rubati, dal governo. L'inflazione è il modo con cui il governo mette le sue mani nelle tasche e nei depositi bancari dei cittadini e li deruba del loro potere di acquisto

C’è stato un economista, Keynes, che ha propugnato espressamente questa linea di condotta nelle sue teorie, che si basano proprio sul principio che la gente, vedendosi privata dei propri risparmi, si metta a lavorare di più per reintegrarli. Autentica apologia di reato, che ha dato ai governi di tutto il mondo la giustificazione morale di questa pratica disonesta, il cui risultato finale è la demoralizzazione dei cittadini, i quali se appena ne hanno la possibilità cercano di sfuggire a questo furto con metodi che il governo si affretta a dichiarare illegali. 
E cosa rispose Keynes quando gli fu fatto notare che l’attuazione delle sue teorie avrebbe portato alla rovina della società “a lungo termine”? “Beh, a lungo termine saremo tutti morti”. Lui è morto, ma noi siamo ben vivi e siamo oberati di debiti. (Questo ricorda molto da vicino la battuta di Craxi, “Le generazioni future non hanno mai fatto niente per me, perché me ne dovrei preoccupare?”).

Non ho capito bene in che modo l’aumento di biglietti messi in circolazione dallo Stato si traduce in un aumento del prezzo di cartellino delle merci.

Va bene, questo è un punto essenziale e devo dedicargli un intero capitolo, dedicato al funzionamento dei punti vendita.

È per questo che il tasso di cambio delle monete varia continuamente? Come funziona questo meccanismo?

Per illustrarlo meglio, immaginiamo di tornare all’esempio del primo capitolo, ma invece di un Paese creiamo due Paesi, identici per quanto riguarda le risorse/ricchezze.

La ricchezza globale viene rappresentata fisicamente da un certo numero di biglietti su cui è stampato 1.

Nel Paese A vengono stampati e distribuiti 100.000 biglietti
Nel Paese B vengono stampati e distribuiti 200.000 biglietti

Poiché la ricchezza è uguale, nel Paese A (quello dei 100.000 biglietti), se per esempio devi comprare due mele, paghi 2 biglietti da 1.

Nel Paese B, per comprare due mele paghi 4 biglietti da 1.

Cioè il fatto di stampare il doppio di biglietti, non significa che ci sono il doppio di mele, semplicemente che bisogna usare il doppio di biglietti per la stessa cosa.

Chiaro?

Ora supponiamo che il Paese A, stampi altri 50.000 biglietti e li distribuisca a tutti i suoi cittadini. Poiché il numero di mele non è aumentato, anche il prezzo di cartellino cambierà, per cui, per comprare due mele ci vorranno 3 biglietti da 1.

La ricchezza globale non cambia, quale che sia il numero di biglietti che la rappresentano, semplicemente, cambia il numero di biglietti per avere lo stesso oggetto, che sarà in proporzione a quelli in circolazione.

I cittadini del Paese in cui il valore dei biglietti scende, vorrebbero andare a depositare i loro risparmi nel Paese con meno inflazione, ma in passato, il governo con maggiore inflazione nel passato proibiva l'esportazione di capitali, o esigeva una imposta all'esportazione pari al risparmio che il cittadino otteneva portandoli all’estero.

Oggi i Paesi si sono messi d'accordo di non proibire il trasferimento di capitali tra stati, per cui i governi ricorrono a un altro artifizio, pagano al risparmiatore un premio, il tasso d'interesse, leggermente superiore alla svalutazione, per convincere il risparmiatore a mantenere i denari nelle banche del Paese ad alta inflazione. La concorrenza si fa a questo punto tra i differenti tassi d'interesse dei differenti Paesi, per attrarre i risparmiatori dai Paesi a basso tasso a quelli che offrono di più, illudendosi di ricavarne profitti favolosi, mentre in realtà se il tasso offerto è del 20% questo significa che l'inflazione è del 18%, per cui il profitto reale è solo del 2%. Chi ha dei capitali in banca ne vede conservato il valore, mentre chi riceve uno stipendio fisso o una pensione, ne vede ridotto il valore.

Commenta