Mio articolo

Teoria economica - 03 - Il debito pubblico

Un altro strumento di cui dispone il governo per spendere più di quanto incassa con le tasse, è quello di "prendere a prestito" il denaro dai cittadini. Sono i cosiddetti buoni del tesoro, o descrizione simile, con cui il governo promette di pagare un interesse in cambio della consegna volontaria del proprio denaro da parte dei cittadini. Questo denaro preso a prestito viene chiamato il "debito pubblico".

L'effetto è uguale, avere in circolazione più biglietti di quanto sia la ricchezza reale del paese.

Bisogna dire che in realtà, nessun paese al mondo è immune dalla manipolazione della circolazione di biglietti, quello che varia è la percentuale relativa di perdita di valore del denaro, con un costante riaggiustamento del tasso di cambio.

Possiamo avere una svalutazione strisciante, quando i cambi sono liberi, ma spesso il governo si riserva il diritto di controllare il cambio e impone un valore fisso. Questo porta inevitabilmente a una differenza tra il valore reale e quello imposto, che può durare per periodi limitati, ma inevitabilmente l'aumento della differenza porterà a un riaggiustamento improvviso, per riaggiustare il cambio al valore reale.

L’aspetto atemporale del denaro.

Il denaro, in quanto funzione di misura dei servizi prestati da un uomo agli altri uomini, si differenzia dal baratto in quanto ha la caratteristica insostituibile dell’atemporalità.
Cioè, permette a ognuno di noi di ricevere un servizio molti anni dopo la prestazione del proprio, questo viene chiamato RISPARMIO,
oppure ci permette di ricevere un servizio in anticipo rispetto a quando presteremo il nostro, questo viene chiamato CREDITO.

Il credito ci permette di usufruire oggi di una ricchezza che in realtà sarà prodotta solo in un futuro. In questo modo viene aumentato il circolante odierno, ma quando il domani diventa oggi, la ricchezza dev’essere effettivamente prodotta, in caso contrario bisogna ricorrere a un prelevamento da un futuro sempre più remoto, che diventa così un pozzo senza fondo da cui attingere, ma solo finché dura la fiducia! Quando questa viene a cadere (come è successo dopo l’11 settembre), tutta la macchina si rallenta fino a fermarsi.

Ma qual è il valore reale di una moneta, come determinarlo?

Questo è molto difficile da determinare, e il governo fa del suo meglio per nasconderlo, per esempio, mantenendo segretissime le sue istruzioni alla Zecca di quanta cartamoneta stampare in eccedenza, o manipolando le cifre ufficiali dell'aumento dei prezzi. Si tratta soprattutto di una questione di fiducia da parte degli operatori economici, che passano tutto il loro tempo a scrutare i bilanci statali per capire di quanto le spese superino gli introiti effettivi, non appena il governo decreta un aumento salariale ai propri dipendenti o cose analoghe, il valore della valuta nazionale scende immediatamente, facendo aumentare il costo delle importazioni da paesi esteri che non abbiano la stessa moneta.

Oggi tutto viene venduto e comprato ad un prezzo che quando è libero è sempre "giusto". Per esempio, oggi anche il valore di un'azienda viene suddiviso in un certo numero di unità, vendute sul mercato sotto forma di documenti cartacei, le "azioni".

L'acquisto non per consumo immediato è sempre effettuato con un occhio al futuro. Per cui l'operatore deve mediare tra il prezzo a cui qualcosa viene offerto oggi (determinato dalla sua abbondanza) con quello a cui verrà offerto in futuro. Se pensa che a medio o lungo termine sarà più abbondate, il che porterà a una diminuzione del suo valore, decide già oggi di acquistarlo a un prezzo più basso.

Egli osserva quindi attentamente le azioni del governo, e si rende conto immediatamente se, in conseguenza di una decisione di bilancio statale ci sarà un aumento dell'offerta di cartamoneta, per cui l'operatore rivolge immediatamente la sua attenzione di acquisto ad altri beni, azioni o beni durevoli o valute di paesi il cui governo aumenta in modo inferiore il proprio disavanzo di bilancio.

Bisogna qui enunciare una regola generale:

Nel breve termine, la ricchezza globale rimane sempre costante,

Quindi qualsiasi azione di compravendita rappresenta unicamente un trasferimento di ricchezza, mai di aumento o di diminuzione. Per cui si tratta sempre di un travaso tra vasi comunicanti: quando si perde fiducia in una valuta (eufemisticamente chiamata “debole"), il suo valore scende, ma è totalmente irrazionale l'esultanza per l'aumento del prezzo di altri beni, per esempio delle azioni, oppure dei beni durevoli, quali metalli preziosi, oggetti d'arte acquistati come investimento ecc. (i beni rifugio). Questo significa unicamente che il denaro viene sottratto da qualche altro settore, rimanendo uguale come quantità.

Quando un governo decide di attirare più denaro nelle banche del proprio paese, può aumentare il tasso d'interesse base, questo porta un afflusso di denaro da altri paesi e da altri settori, attratti dalla possibilità di guadagnare più soldi semplicemente depositandoli nei forzieri del paese ospitante, ma questo provoca un deflusso di fondi che vengono sottratti all'acquisto di azioni ecc.

Non è possibile avere un aumento generale del valore numerico di azioni, valute, beni rifugio ecc. rimanendo uguale la ricchezza globale. L'unica conseguenza sarà una crisi generale con un tracollo dei prezzi delle azioni, valute ecc. ogni due - tre, massimo cinque anni.

Ma è quindi sempre un male quando il governo provoca un aumento del circolante stampando più cartamoneta, o emettendo buoni del tesoro ecc.?

Non è possibile rispondere con un sì o un no, bisogna esaminare in dettaglio di volta in volta come viene speso questo denaro.
Partiamo da un esempio vicino alla vita famigliare. Se un individuo va in banca a prendere soldi a prestito, e li usa per comprarsi pasta e verdura per mangiare, dopo il pranzo i soldi non ci sono più, e deve andare nuovamente a chiedere prestiti per mangiare nuovamente, il suo indebitamento cresce perennemente. Se li usa per esempio per acquistare una vettura uso taxi, ne ricava un profitto con cui può ripagare il prestito e produrre ricchezza per sé e la banca.

Ma perché le monete cambiano continuamente di valore l’una rispetto all’altra?

A livello statale, se il prestito o l'emissione viene investita in beni produttivi, per es. per costruire una diga che viene usata per l'irrigazione di un terreno desertico, al termine del ciclo abbiamo un aumento della superficie coltivata, maggiore produzione di beni, quindi aumento di ricchezza. In questo caso l'aumento di circolante corrisponde a un aumento della ricchezza quindi non è inflativo, per cui i capitali mondiali correranno verso le banche di quel paese (aumento del valore di cambio della moneta).
Se le spese vengono utilizzate per pagare maggiormente dei dipendenti statali che fanno lo stesso livello di lavoro, si tratta di un puro consumo che è inflativo, e gli operatori economici se ne rendono conto e portano via i soldi dalle banche di quel paese e il valore di cambio della moneta scende.

Dobbiamo prima di tutto esaminare e confrontare la struttura sociale dei vari paesi:

Ancora una volta immaginiamo tre paesi, A , B e C, con 10.000.000 abitanti ciascuno.

Nel paese A ci sono 1.000.000 di dipendenti statali,
nel paese B ce ne sono 1.500.000 e nel paese C ce ne sono 2.000.000,
sono precisamente quei 500.000 e rispettivamente 1.000.000 che rappresentano la percentuale di maggiore spesa che deve essere coperta da maggiori introiti, ottenuti con maggiori tasse, o maggiore stampa di cartamoneta o maggiore debito pubblico. Questo sovrapersonale rappresenta uno dei fattori di deprezzamento cronico relativo dei vari paesi. Un altro è rappresentato dalle spese per gli armamenti, che è totalmente improduttivo.

Quindi il deprezzamento relativo della moneta dei vari paesi rappresenta l'efficienza globale del "sistema paese".
Ponendo come linea base il Paese in cui per gestire lo stato ci vogliono meno persone, il personale sovrannumerario negli altri Paesi rappresenta l'inefficienza relativa che deve essere coperta da maggiori introiti. Il governo quindi deve trovare un equilibrio tra il livello delle imposte, che se sono troppo alte provocano una fuga verso altri paesi con imposte più basse dei cittadini, generalmente quelli che hanno una possibilità di scelta, che sono usualmente quelli in grado di produrre maggiore ricchezza, mentre la massa dei cittadini non ha scelta, e può rispondere solo lavorando maggiormente, riducendo i propri consumi e riducendo le spese, per esempio riducendo il numero di figli, in quanto per la pura sopravvivenza entrambi i coniugi devono lavorare e diventa impossibile allevare adeguatamente più di uno-due figli.

Qual è quindi il modo in cui un Paese può aumentare la propria ricchezza?

1) utilizzando meglio il territorio, in cui i vari tipi di terreno hanno differenti indici di produttività. Se si varia questo indice, per esempio passando dalla coltura di prodotti di basso reddito a quelli ad alto reddito, è possibile aumentare la ricchezza del paese. Questo viene fatto rendendo produttive le zone desertiche mediante l'irrigazione, costruendo dighe per produzione idroelettrica in valli a bassa produttività (agricola o turistica), piantando alberi da legna ecc. ecc.
2) aumentando il numero di fabbriche che producono beni di consumo o di produzione. Qui bisogna essere molto precisi, Non basta aumentare il numero di fabbriche, queste devono produrre beni che la gente vuole comprare, che devono essere connesse a una rete di distribuzione e vendita. Questo può essere fatto solo da imprenditori privati che non hanno nessuna deformazione ideologica: fanno una ricerca di mercato, trovano quello che viene richiesto, lo producono e lo collocano sul mercato.
È il modello imprenditoriale. Un uomo ha una brillante intuizione commerciale, la realizza con successo, raduna intorno a sé un team di collaboratori (impresa ben più difficile che costituire una squadra di calcio), l’azienda cresce fino ai limiti delle capacità del fondatore. Se la eccede, l’azienda tracolla. Spesse la stessa cosa succede alla morte del fondatore, quando i suoi successori non hanno capacità sufficienti alle dimensioni dell’azienda.

L'esperienza ci ha dimostrato il completo fallimento delle economie dirigistiche, la cui ottica è distorta dal fatto che i loro fondatori non hanno mai lavorato in una fabbrica o avuto una reale relazione col mercato.

Essi guardano alla fabbrica dall’esterno, e la vedono come un edificio, in cui della gente lavora diretta da dei capi per produrre qualcosa. Pensano quindi che basti costruire un capannone industriale, riempirlo di operai, macchinari e dirigenti, per fare un qualche prodotto e distribuirlo. In realtà questo modello funziona solo in uno stato dittatoriale che possiede in esclusività tutti i mezzi di produzione, e canali di distribuzione, per cui anche il CONSUMO è forzato e programmato. Le code ai negozi, le tessere ecc. sono quindi una parte essenziale del sistema.

Commenta