Mio articolo |
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Il mito dello sviluppo perpetuo come elemento essenziale per il mantenimento della pace socialeLa crisi economica odierna mette a nudo una delle mistificazioni ideologiche che hanno retto lo sviluppo del mondo occidentale negli ultimi secoli.
Nonostante che gli esseri umani siano tutti differenti nelle migliaia di caratteristiche biologiche che costituiscono la personalità di ognuno di noi, dagli elementi più ovvi di robustezza e resistenza muscolare, salute fisica, acutezza visiva, resistenza al caldo e al freddo ecc. fino alle capacità più strettamente legate alla struttura cerebrale, capacità di memoria, di elaborazione mentale, di associazione e coordinazione tra le idee apprese, di produzione di idee originali ecc., queste caratteristiche possono essere misurate e distribuite secondo una curva di frequenza, quella rappresentata nel grafico di questa pagina, chiamata gaussiana di distribuzione normale. Da essa rileviamo come il numero di individui di capacità limitate è relativamente piccolo, mentre la gran massa della popolazione rientra nella zona delle capacità medie, mentre dal lato opposto il numero di persone di altissime capacità è altrettanto limitato e si riduce rapidamente ma mano che si ci sposta verso i valori più alti. Dando come ammesso che il livello di reddito dipende dal complesso delle proprie capacità (con l’ovvia considerazione che esso è modificato dal supporto dato o ricevuto nell’ambito famigliare), ne risulta inevitabilmente che la gran massa delle persone avrà guadagni medi, con una minoranza dai guadagni molto bassi e un’altrettanto esigua e progressivamente decrescente percentuale di persone che hanno guadagni alti e altissimi. Lo studio della storia ci insegna che le nostre condizioni di vita sono molto superiori a quelle dei nostri antenati di pochi secoli fa, che soffrivano veramente la fame, il freddo, in condizioni abitative veramente miserevoli, che lavoravano un maggior numero di ore con possibilità di divertimenti nemmeno paragonabili a quelli accessibili al giorno d’oggi alla maggioranza della popolazione. Guardando il grafico ci rendiamo conto che il numero di persone veramente ricche è necessariamente molto piccolo, in quanto è molto piccolo il numero di persone che si trovano all’estremo superiore della curva. Non solo, la differenza del livello di ricchezza tra un estremo e l’altro del grafico è costante, in quanto è un rapporto e non un numero assoluto, per cui anche se c’è un aumento generale della ricchezza, permane la differenza tra l’estremo inferiore, la media e l’estremo superiore, per cui rimane costante l’invidia e il rancore sociale. I governanti si trovano quindi davanti il compito non facile di convincere la popolazione a non invadere le strade in uno stato di guerriglia permanente. In un passato non troppo lontano la consolazione dell’infelicità umana era compito alla religione, che rimandava il sollievo delle pene terrestri a dopo la morte, come premio di una vita virtuosa, cioè rispettosa delle autorità e delle leggi. Per chi voleva una risposta più immediata al rancore e allo scontento provocato dalle enormi differenze di stile di vita derivante dalla disuguaglianza tra gli uomini, nacquero le teorie egualitarie socialiste, che propugnavano un modello diverso di società, dove le differenze biologiche tra gli uomini venivano temperate da un sistema normativo che impediva l’espressione dell’eccellenza umana, eliminando però ogni incentivo all’attività laboriosa, sostituendolo con un sistema di controlli, spionaggio e imposizioni da parte dell’autorità. Il sistema economico contrapposto proponeva il concetto della libertà d’impresa e dell’autodeterminazione, con un premio destinato all’attività individuale e il mito che ognuno possa, grazie alle proprie capacità e ai propri sforzi, aumentare indefinitamente il proprio livello di prosperità. Questo porterebbe inevitabilmente a tensioni sociali e a uno scontento diffuso e continuo, ed è la ragione di fondo della creazione del mito che esista la possibilità dello sviluppo perpetuo della società, che darebbe a ognuno di noi la possibilità di vedere migliorate indefinitamente le proprie condizioni economiche in conseguenza dell’aumento generale del livello di vita. Il mito dello sviluppo perpetuo si regge su quatto pilastri fondamentali Mito della crescita grazie all’iniziativa personale in un sistema meritocratico: basta studiare, impegnarsi al miglioramento delle proprie conoscenze e capacità personali, per scalare la gerarchia sociale. Capacità del governo di tenere sotto controllo il costo della vita. Si cerca di far circolare l'idea che il governo è in grado di garantire che il costo della vita non aumenterà. Qualcuno chiede che il governo introduca il calmiere sui prezzi. Oppure che li riduca per decreto legge. Nessuno dei due provvedimenti ha mai avuto alcun successo, in quanto, quali che siano le misure repressive prese da qualsiasi governo, sia di destra che di sinistra, l'unico effetto è la sparizione dei beni calmierati e la loro ricomparsa sul mercato nero ad un prezzo maggiorato. Capacità del governo di ridurre il costo dei prodotti, permettendone l’importazione a basso prezzo da paesi esteri dove il loro costo è molto inferiore. Capacità del governo di spingere la crescita. È la parola d’ordine del momento. La costruzione di infrastrutture per il trasporto rapido, l’educazione, la razionalizzazione dei rapporti sociali mediante l’informatizzazione. Prima di tutto, questo richiede l’impiego di enormi quantitativi di capitali, e bisogna verificare da dove questi vengono ricavati. Se si aumentano le tasse si deprime la richiesta di prodotti di consumo voluttuari destinati al pubblico e aumentando l’offerta di beni più utili a lungo termine. Se non si aumentano le tasse, ma si aumenta il debito pubblico, semplicemente si trasferisce la diminuzione della ricchezza sulle spalle delle generazioni future. Questi quattro pilastri in realtà sono tutt’altro che solidi, in quanto sono basati su promesse la cui realizzazione viene necessariamente verificata entro pochi anni. Questo arresto è comunque temporaneo, perché la gente vuole in ogni caso vivere, ed è disposta a prestare ciecamente la sua fiducia a qualche leader che sembri essere in grado di far uscire la situazione dall’empasse in cui è precipitata - fino alla prossima crisi. Ripensando all'articolo mi rendo conto di aver tralasciato l’importanza della quinta colonna portante della società: La religione. |
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