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Gli immigranti non ci amano!

Questo è il risultato di un sondaggio effettuato in Italia, dove solo il 17% dei rispondenti (immigrati residenti) hanno detto di amare l'Italia e gli italiani.
Il sentimento è del tutto reciproco potrà dire qualcuno, ma questo elude solo il problema. Probabilmente lo stesso risultato si avrebbe avuto interrogando i turchi in Germania, o i pakistani in Inghilterra, ma la questione è molto più generale.

Bisogna ammettere che in passato anche gli italiani emigrati hanno avuto enormi difficoltà di integrazione, che spesso formano comunità isolate da quelle che li ospitano, si sposano tra di loro, addirittura tra provenienti dalla stessa area geografica (con le dovute eccezioni, naturalmente).

Possiamo trarne una regola generale? Può sembrare strana questa critica da chi come me vive in Inghilterra, ma penso che all’estero dovrebbero trasferirsi stabilmente solo chi è veramente interessato al paese in cui va ad abitare, ne apprezza il popolo e i costumi e ne conosce la lingua PRIMA di trasferirsi.

L’emigrazione dettata da ragioni puramente economiche non porta niente di buono a nessuno, né al Paese ospitante né all’ospitato. Spesso chi arriva si trova presto ad essere animato da un sentimento di rancore e risentimento nei riguardi del popolo tra cui vive. Non ne ama né gli usi e costumi, né la cultura e civiltà. Io, e probabilmente l’avrete fatto tutti, ho parlato con moltissime persone che mi hanno raccontato il loro disagio, il loro senso costante di alienazione, la sensazione di non essere accettati, e allo stesso tempo mi dicono che quando tornano al paese d’origine, gli amici lasciati al paesello gli rinfacciano di essere cambiati, e a questo punto si rendono conto che il paese d’origine gli va ormai “stretto”, e che il rimpatrio non è più possibile.

Naturalmente sto parlando dell’emigrazione moderna, di individui, non sto trattando del colonialismo, un fenomeno dei secoli passati in cui intere popolazioni andavano per eliminare e sostituire i popoli autoctoni, trapiantando usi e costumi e ricreando altrove la propria patria.

Tuttavia, guardando alla situazione europea attuale, ai “numeri", mi domando se non sia in atto qualcosa di più del semplice trasloco di individui. Ora arrivano alla rinfusa per mare, in aereo, treno e automobile, invece che in lunghe file di carri trainati da cavalli come nell’epopea del Far West, ma il risultato finale è lo stesso, interi quartieri occupati da popolazioni estranee, che pretendono di imporre la proprie leggi e costumi agli abitanti originari - ma almeno la sconfitta degli indiani fu dovuta alla superiorità tecnologica degli invasori, non a quelli tra di loro che predicavano i diritti degli europei ad invadere.


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