Mio articolo

L'invidia è la madre del progresso

04.03.09

Fantastico l’articolo di GZ, che tocca un punto a cui avevo dedicato un articolo sulle scimmie comuniste, e nel cui racconto vedo l’effetto dell’interazione di tre dei meccanismi più fondamentali della sopravvivenza degli essere viventi.

1. L’individuazione di un nesso di causa ed effetto tra quanto si sta verificando in questo momento e quello che noi o altri abbiamo fatto in precedenza.

2. L’apprendimento di come comportarsi grazie all’imitazione dei membri del proprio gruppo.

3. Il risolvere le avversità secondo il principio del minor danno, cioè del fare un sacrificio pur di fuggire e rimanere in vita.

Dal 1° principio deriva la paura del malocchio, mettendo il carro davanti ai buoi.
Cioè quando qualcosa va male, questo viene interpretato come cagionato dal fatto che qualcuno aveva invidia di noi ed ha lanciato una maledizione. Per molti popoli primitivi (e meno primitivi) quando qualcuno muore ciò è sempre dovuto a un'azione di un “nemico” che bisogna individuare. Gli indovini lanciano sassi in aria o leggono gli intestini di animali e di solito individuano l'autore in un membro di una tribù avversaria, dando origine a una guerra di ritorsione. Nella nostra società, non molto più avanzata a quanto pare, viene spesso individuato uno jellatore che diventa il capro espiatorio da eliminare.

Vediamo l’azione del 2° principio nel fatto che i nuovi nati imparino come comportarsi e che cosa mangiare imitando e seguendo l'esempio dei loro genitori o comunque dei membri del proprio gruppo. Una volta che i piccoli hanno raggiunto l'età adulta questi comportamenti rimangono fissi e immutabili e l'individuo non è più in grado di cambiare.

Questo è molto utile, poiché la natura è veramente ostile, e la maggior parte delle cose presenti sono indigeste se non addirittura velenose. D’altra parte, questo è limitativo, e potrebbe portare all’estinzione dell'intero gruppo nel caso di esaurimento degli alimenti disponibili o di comportamenti non più rispondenti ai cambiamenti ambientali. Come uscire da questo empasse? La natura ha provvidamente organizzato in modo che ci sia una piccola percentuale di individui che hanno d'istinto irrefrenabile a provare a fare e mangiare delle cose in modo totalmente indipendente dall’insegnamento ricevuto.

In un tentativo di derattizzazione, i ricercatori si sono accorti che quando depositavano le esche per liberarsi dai topi, alcuni giovani audaci assaggiavano le esche, mentre tutti gli altri membri del gruppo non le toccavano. Se dopo alcuni giorni chi aveva mangiato questi cibi nuovi moriva, nessun altro si avvicinava mai più alle esche, mentre se gli assaggiatori sopravvivevano, questo era un segnale per gli altri membri del gruppo che le cose erano buone e potevano essere mangiate in tutta sicurezza.
I perfidi ricercatori hanno stabilito che per i topi questo periodo di “quarantena” era di tre giorni, e perciò hanno studiano dei prodotti che uccidono i topi dopo una settimana, ma dopo tre giorni i topi cominciano a mangiare allegramente e perciò muoiono tutti.

Quanto è il periodo di “quarantena” per gli umani? Molto più lungo di quello dei topi, e ne vediamo l’effetto nel fatto, per es., che se la gente non stramazza a terra fulminata dopo un paio di sigarette, gli altri non riescono a sentire il legame di causa ed effetto e continuano a fumare (e a morire) in tutta tranquillità.

L’esempio dell’effetto del 3° principio si trova a molti livelli in natura, dove in una situazione di pericolo l'animale sacrifica una parte di se per sopravvivere, per esempio alcuni molluschi inseguiti espellono gli intestini e li gettano sull’inseguitore che li mangia lasciando il tempo all’inseguito di fuggire. Oppure abbiamo il caso della lucertola, che lascia la coda nelle zampe dell’assalitore e può fuggire e farla ricrescere, o anche nei casi più estremi di animali catturati che riescono a staccarsi a morsi una zampa lasciandola nella trappola e a fuggire.

I popoli primitivi offrono sempre ottimi esempi di comportamenti vicini alla natura istintiva, come nel caso degli indigeni che di fronte a un periodo di siccità decidevano di sacrificare animali o persino membri della propria tribù agli dei per ingraziarseli. Cosa ne sapevano delle fluttuazioni cicliche del Niño? O delle variazioni delle macchie solari e dell’irradiazione solare? L’anno dopo le piogge riprendevano copiose, e questo veniva visto come una conferma dell’utilità del sacrificio e della potenza delle proprie azioni.

In effetti le religioni sono basate sullo sfruttamento di questo istinto fondamentale, come ricordo da un mio viaggio in India, quando il mio accompagnatore si fermava ad ogni tempio per dare un obolo. “Perché lo fai?” gli ho domandato, “Perché chi non è generoso verrà reincarnato come un cane” mi rispose. Sono astuti i preti a diffondere queste credenze, non è vero? D’altronde, non occorre andare troppo lontano e troppo indietro nel tempo per ricordare la vendita delle indulgenze per risparmiarsi le fiamme dell’infermo..

Oggi, oltre alla possibilità di dare direttamente, abbiamo molti altri strumenti per alleviarci l’animo dalla sensazione angosciosa che se non ci sacrifichiamo ci capiterà una qualche disgrazia: possiamo utilizzare la Chiesa come intermediaria che raccoglie le oblazioni e ridistribuisce ai bisognosi, abbiamo a disposizione un sacco di enti per la distribuzione ai più poveri, c’è lo Stato, che rende obbligatorio il nostro contributo sotto minacce di sanzioni molto reali.

Tuttavia, ritengo che l’invida possa essere considerata un particolare aspetto, e molto positivo, del 2° principio, quello dell'imitazione.

Immaginate per esempio un villaggio in cui gli abitanti vivono una vita tranquilla e serena. In queste case tutti hanno dei televisori in bianco e nero. Poi una famiglia compera un televisore a colori. A questo punto le altre famiglie vedono un esempio di un comportamento che dà maggiore soddisfazione, e si sentono spinti dall’istinto a liberarsi del vecchio televisore e comprarne uno a colori, o al plasma, oppure una famiglia compera il frigorifero, la lavatrice, l’auto, ecc. ecc. e tutti si sentono presi da una specie di ansia, la devono avere anche loro a tutti i costi.

Come si dice bene “l'erba del vicino è sempre più verde”. Per cui si va dal vicino e gli si domanda il nome della varietà dei semi che ha seminato nel suo giardino, la si compra e la si semina anche nel proprio giardino.

Forse l'invidia è uno dei motori principali del progresso sociale, altrimenti vivremmo ancora nelle caverne vestiti di pelli.