Mio articolo

Autore: Paolo Rumignani 
La Questione Morale
Losanna, 06.01.2009

Cari amici,

Si parla molto in questi giorni della Questione Morale, che colpisce il Partito Democratico. Proprio il PD, che si atteggiava a modello morale durante le ultime elezioni, additando al pubblico ludibrio la destra italiana corrotta. Già, questo male doveva avere un colore politico in generale preciso, e doveva colpire per definizione solo chi sta nella destra, come ci hanno raccontato in più puntate Santoro & Co. ogni santo giovedì sera su Rai 2. Il PD è colpito come lo sono stati a suo tempo la DC, il PSDI, il PSI, più recentemente Forza Italia e come lo sono praticamente tutti i  partiti politici italiani, compresa IDV dell’Inquisitore supremo. Ma non era lui il demiurgo, inviato da chi sa quale santo a ripulire Montecitorio e le altre palestre di politica italiana da ogni atto di corruzione, tentato o effettivamente provato?
Ma perché tutti, o quasi tutti i partiti italiani? Occorre enumerare per ordine le ragioni essenziali di questa incapacità italica a fare politica in modo corretto:

1. Interesse personale in atti di ufficio: vezzo italico
È un vezzo innaturato in larga parte d´Italia. È malauguratamente diventata prassi corrente in tutto il paese da qualche decennio, l’abitudine di servirsi della propria posizione sociale, per trarne vantaggi a livello personale, o per fare in modo, che membri della propria famiglia, o di un circolo di amici e conoscenti, possano occupare posizioni di lavoro più vantaggiose, poco importa se la preparazione professionale è adeguata o no, oppure che possano usufruire di vantaggi pecuniari o di altro.
C’è una grande sfumatura nei metodi usati per ottenere il risultato voluto, che va dalla semplice raccomandazione, all’”inciuccio”, alla corruzione, al comportamento mafioso.
Nel Sud Italia non è mai esistito altro metodo per fare carriera e per farla fare a chi ci sta comodo.
Di più: la relazione di lavoro è intesa come una inter-dipendenza personale. Il lavoro serve al raggiungimento di vantaggi personali con il minimo sforzo.
Disgrazia vuole, che questa maniera di vivere ha guadagnato terreno, giorno dopo giorno, approfittando di ogni facilitazione concessa dalla democrazia parlamentare e dalla interpretazione  
social-liberale dei codici penali. È un vero cancro, che falsa ogni regola e che ha raggiunto oggi ogni organizzazione politica o industriale in Italia, con poche eccezioni.

2. Rapporti Industria-Politica
Questo rapporto è in Italia totalmente falsato da decenni. Il potere più o meno occulto dei grandi industriali italiani, Agnelli, Berlusconi, De Benedetti, Tronchetti-Provera e tanti altri sulla politica, le loro relazioni dirette e fortemente intrecciate con il potere politico non hanno eguali, almeno a livello europeo. Questo intreccio si declina poi scendendo nella scala delle gerarchie per coinvolgere una gran parte dell’amministrazione locale. Questo intreccio è tessuto di favori reciproci e della inter-dipendenza che ne consegue.
Questa inter-dipendenza è in se la negazione di una chiara ripartizione dei compiti, ed è in se il germe per il fiorire di attività opache a coperture di mutui interessi. Queste attività sono coscientemente sviluppate per finanziare e rinforzare i partiti, per aumentarne il potere, per rinforzarne la sfera personale di influenza, e, dulcis in fundo, per accaparrarsi vantaggi personali e familiari. Date le premesse al punto 1, esistono poche probabilità, perché in ogni nuova azione o impresa esista di fatto una situazione disinteressata e non distorta alla radice dall’interesse di parte e personale. Questo ragionamento è valido anche per i rapporti fra Giustizia e Politica.

3. Laissez-faire
Il Bel Paese è bello, perché sa (o ameno sapeva) passare al di la di ogni ostacolo grazie alla inventiva e al sapere “arrangiarsi” tipicamente italiano. Questo è il lato positivo, di cui si è sempre parlato. C’è però l’altro lato della medaglia: l’”arrangiarsi” al di fuori delle regole e della legge. Questo lato ha preso il sopravvento e si è esteso a macchia d’olio sul paese a partire dall’inizio anni ’70.

Frase tipica: “Ma perché no? E poi, che male c’è? tanto lo fanno tutti”. È la battaglia dei piccoli vantaggi quotidiani, dei permessi non leciti, della piccola raccomandazione per il figlio. “Ma perché non passare con il rosso? Perché non guadagnare quei 10-15 minuti sull’orario? Perché non mettersi nella giacca o nella borsa quell’oggettino, che vorrei tanto non pagare? Perché non chiedere qualche cosa in più come regalo di Natale dal mio fornitore?”
Il limite fra lecito e non lecito è molto vago, lasciato alla interpretazione in genere benevola di chi giudica. Non è una sorpresa per chi ha avuto a che fare dall’estero con società o organismi italiani, di sentire una richiesta di pagamento in denaro a titolo personale per portare avanti una pratica amministrativa o per concludere una trattativa commerciale. Perché poi, chi va a guardare?  È prassi corrente. Vuoi potere partecipare alla gara per fornire prodotti industriali a una società che lavora nelle opere pubbliche? Vuoi vendere prodotti di alta tecnologia a una grande industria italiana? “Prima devi pagarmi una commissione per avere il solo diritto di partecipare, poi vedremo, senza garanzia di successo”.

I paesi occidentali europei
Negli altri paesi occidentali europei esiste la corruzione, in politica e nell’industria, ma si resta lontani anni luce dalla realtà italica. Non è lontanamente concepibile in questi paesi, che si possa cercare impunemente di corrompere o di tentare di corrompere alla luce del sole durante una qualunque riunione di lavoro. In genere esiste sia in Francia, Germania o Svizzera un senso dello stato e un sentimento diffuso di necessità di un ordine sociale da rispettare. Questo in Italia praticamente non esiste e non è mai esistito, da quando l’unità del paese è stata realizzata..

Realtà di Montecitorio
Date le premesse 1,2 e 3 è più che naturale, che una grande parte di Montecitorio sia fondamentalmente corrotta, o almeno prigioniera fino al midollo dell’ingranaggio di operazioni quantomeno opache e disoneste. Essendo il 70% dei parlamentari italiani nativi del centro-sud, la probabilità di trovare politici non “collusi” è davvero bassa.
Si ricorderà, che i primi casi di collusione e di relazioni disoneste nel parlamento italiano apparirono dopo il trasferimento della capitale a Firenze. Ci si rese conto allora, di avere a che fare con un altro modo di esercitare e di gestire il potere, fino ad allora sconosciuto. Da allora iniziò la discesa verso il malcostume generalizzato.
È forse ancora ora di rimettere l’organizzazione dello Stato italiano su un’altro binario. Per questo è necessario e indispensabile darsi una nuova costituzione fondata sul Federalismo vero, mandare a casa i 500-600 parlamentari corrotti fino al midollo, di impedire per legge l’elezione e l’esercizio del potere di personaggi collusi con il malcostume e con la mafia.
È ora di costituire un parlamento Lumbard che sia coerente con i principi di onestà e di rifiuto della illegalità.
Se questo piano non può funzionare con la maggioranza parlamentare, occorrerà mettere in atto altri mezzi per realizzare il fine prefissato: con la secessione. 

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