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Le sparate di BossiCon una certa periodicità compaiono sulle testate giornalistiche degli articoli che riportano con aria scandalizzata le dichiarazioni di Bossi che ci sono migliaia di fucili pronti all'azione in Padania. Le dichiarazione di Bossi sono tutt’altro che estemporanee, ma riflettono la situazione reale in parlamento: siamo alla partita finale per il federalismo, se non si fa ora, non si fa più, e la partita si prospetta molto difficile. Nonostante l’enorme numero di parlamentari leghisti, nonostante la Lega sia indispensabile per il governo del PdL, a presidenti della Camera e del Senato sono state poste delle persone che dichiarano che l’unità nazionale è un valore assoluto e che sembrano disposte a qualsiasi strategia pur di proteggere gli interessi dei loro elettori meridionali, costi quel che costi. E Fini ha finalmente scoperto le carte, dichiarando di voler legare il federalismo a una riforma costituzionale che porti a un forte presidenzialismo. Egli cerca di ripetere la trappola della scorsa legislatura, con una procedura lunghissima e un risultato da sottoporre al referendum popolare, e perciò con buone probabilità rifiutato dalla maggioranza degli abitanti della penisola. Inoltre, poiché buona parte degli eletti del PdL sono di origine meridionale, e nonostante oggi molti parlamentari, anche del PD, e persino giornalisti, sembrino convertiti (rassegnati) all’idea del federalismo come razionalizzazione dell’organizzazione statale, resta il sospetto che cerchino di far passare degli emendamenti che mantengano invariato il livello di trasferimenti di fondi dalla Padania al sud. Finora Bossi è riuscito a incanalare le richieste dei padani che vogliono il distacco completo dall’Italia (e sono molti) nell’alveo della non violenza. Quanto potrà durate se i padani penseranno che a Roma li prendono in giro, richiedendo loro nuovi sforzi per mantenere il resto d’Italia e non dando niente in cambio? Oltretutto, l’elettorato di Bossi si trova esclusivamente in Padania, ed egli è responsabile unicamente nei suoi confronti, mentre con dichiarazioni per ingraziarsi i meridionali, non prenderebbe più voti al sud, ma senz'altro perderebbe il consenso al nord. Perciò fa benissimo a lanciare segnali minacciosi, tanto più che se non lo fa, tanti ipocriti non hanno esitazioni ad affermare che è a Roma “a scaldare la poltrona”, e a fare il giro dei ristoranti con le auto blu. Commenta |
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