Mio articolo

Libera Padania per un popolo padano libero

Vivendo in Inghilterra, ho l’occasione di parlare con persone che provengono da tutti i paesi d’Europa, e mi rendo conto che in molti paesi europei gli abitanti soffrono di gravi complessi di colpa.  
Hanno alle spalle un passato coloniale, in cui hanno invaso altri paesi, hanno massacrato intere popolazioni. Ora, tutta la gloria passata viene rinnegata e si sta imponendo una nuova ideologia, che cerca di convincere i cittadini che quella che una volta era ritenuta un’opera civilizzatrice è stata in realtà un’oppressione che ha portato a sofferenze innenarrabili. Il peso di questo senso di colpa ha generato nei loro cittadini una specie di senso di contrappasso dantesco.  
Abbiamo invaso, dicono, è giusto quindi che ora siamo noi ad essere invasi a nostra volta. Lasciamo le porte aperte, in modo che dalle colonie arrivino qui i discendenti di quelli che abbiamo oppresso! Abbiamo portato in tutto il mondo la nostra cultura, è vero, ma la nostra cultura è veramente valida? È veramente superiore? Ora ne dubitiamo, e una interpretazione del concetto dell’uguaglianza di tutti gli uomini afferma che debbano essere distrutte tutte la gerarchie di valore, per cui tutte le civiltà sono uguali, e chi arriva qui portando la propria cultura, deciso fermamente a non integrarsi e a non assorbire la cultura del paese ospitante, ha il diritto di farlo. 
Come padani, noi siamo estranei a tutto questo. 
Quando altri paesi colonizzavano, noi eravamo schiavi dello straniero, oppressi a nostra volta. Se uscivamo dai nostri confini, era per inserirci silenziosamente ed umilmente in paesi stranieri, spesso al prezzo della dimenticanza delle nostre origini, magari mimetizzandoci cambiando il cognome.  
Le vicende storiche hanno poi portato alla sostituzione dell’oppressione da parte di austriaci e spagnoli ad una ancora più subdola. Sotto le mentite spoglie della liberazione dallo straniero e dell’unificazione di tutti coloro che parlano la lingua italiana, siamo stati assoggettati alla conquista militare da parte di una dinastia di origine francese, in una trama ordita dalla monarchia inglese per creare uno stato unitario che controbilanciasse le potenze dell’Europa centrale, particolarmente la Francia, nemica di sempre, e l’Austria, nemica della Russa, a quel tempo legata da vicoli di sangue alla corona britannica. Sotto le mentite spoglie della lotta per l’unità, questo stato straniero ha prima invaso uno stato indipendente da secoli, quello di Napoli, per depredarlo di tutte le sue ricchezze e ridurlo al livello di colonia, al costo del massacro di centinaia di migliaia dei suoi cittadini, e poi ha combattuto per strappare territori prosperi e ben amministrati dall’Austria, per imporre condizioni di vita che hanno forzato milioni di veneti all’emigrazione, con un’amministrazione ed un apparato burocratico che fanno addirittura rimpiangere i tempi passati.
Noi padani non dobbiamo niente alle popolazioni che erano oppresse quando noi stessi eravamo oppressi, anzi, la loro lotta di liberazione dal colonialismo europeo è la lotta di liberazione che dobbiamo realizzare al giorno d’oggi, per poter seguire liberamente il nostro destino e realizzarci come popolo. 
Ci è estraneo il delirio post-imperiale di una Roma che considera l'Italia un paese mediterraneo, un ponte tra l’Europa e il Medio-oriente, che si gloria di un presunto multiculturalismo, sognando forse una restaurazione dell’impero romano nel vedere le città italiche popolate da africani e balcanici. Pur rispettandolo, come rispettiamo la cultura di tutti i paesi stranieri che ci circondano, non abbiamo nulla a che fare con esso, per dirglielo nella loro lingua "nun cce ne po' fregà dde meno".   
La Padania non ha mai fatto parte dell’Italia, che ai tempi di Giulio Cesare aveva i suoi confini settentrionali al Rubicone, mentre al nord la Gallia, la Venetia, la Retia, la Pannonia, ecc. erano provincie dell'impero, alleate o federate, ma non considerate come "Italia", nome riservato unicamente alla penisola.  
Mentre la penisola è abitata da popoli di origine balcanica e medio orientali, e quindi essi possono sentirsi a pieno diritto mediterranei, e nessuno nega il loro diritto di unire il proprio futuro a quello dei paesi del Mediterraneo e del Medio oriente, la Padania è popolata dalle stesse genti che abitano l’Europa continentale, e il suo destino è saldamente collocato all’interno dell’area continentale europea. Milano è da sempre il centro dei flussi di traffico che vanno dalla penisola iberica attraversano l'Europa per raggiungere la Russia e oltre, lungo la linea M-M-M (Madrid-Milano-Mosca) e quindi la nostra azione deve essere tesa allo sviluppo di linee di comunicazione rapide ed economiche con la Francia, la Germania e l'Europa centrale e orientale e allo sviluppo del commercio e delle relazioni culturali con questi paesi.  
La nostra cultura europea, basata sul duro lavoro, sul mantenere la parola data, sul farsi strada nella vita basandosi sulle proprie capacità personali non ha nulla a che fare con la cultura basata sulla furberia e sul clientelismo, sia dei potenti politici che della criminalità organizzata, prevalente nella penisola italica, anche se il regime romano ha fatto di tutto per imporre questa ideologia aliena anche in Padania.  
Il nostro obiettivo immediato è quello di poter ottenere il controllo delle nostre finanze, per poter sviluppare l’economia della Padania, che come stato indipendente è tra le prime dieci nazioni in ambito mondiale, in modo da poter trattare alla pari con i paesi europei.  
Dobbiamo avere il controllo delle nostre frontiere, per poter decidere chi deve entrare e a quali condizioni, sull'esempio della Svizzera, unico e solitario esempio di democrazia popolare. 
Dobbiamo avere il controllo dell’educazione dei nostri figli, affinché possiamo trasmettere loro i nostri valori di onestà e laboriosità.
Dobbiamo avere il controllo dell’apparato giudiziario, per poter varare leggi che regolino i nostri rapporti sociali conformemente al buonsenso collettivo delle nostre genti, lontano dai contorsionismi ideologici e delle fumosità degli eredi di Bisanzio, che vanno unicamente a vantaggio dei potenti e dei criminali.
Dobbiamo richiedere che, nell’ambito di un autentico federalismo, una sede RAI venga portata in Padania e una nel Meridione, in modo da rappresentare veramente le popolazioni che vivono entro i nostri confini, invece che essere il simbolo del centralismo romano.
Padroni in casa nostra! 



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