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Macroregioni e risultati elettorali

La Gran Bretagna viene spesso portata come esempio di stato con un sistema bipartitico, in cui a un governo di sinistra se ne alterna uno di destra, spesso più per avversione al leader al potere che per la bontà dei programmi.

Ci si dimentica che le decisioni dell'elettore dipendono molto più da fenomeni culturali che dalla situazione economica, e si modificano solo a lungo termine. Popolazioni differenti hanno culture differenti, e perciò votano per partiti differenti.

Ma spesso gli stati sono un raggruppamento di popoli differenti riuniti nei secoli mediante guerre di conquista, e particolarmente l'Italia è in realtà il risultato dell'aggregazione della regione toscano-umbra-romagnola-marchigiana, abitata da discendenti degli etruschi, della Padania, abitata da gallo-veneti con una loro civiltà omogenea, delle regioni dell'antica Magna Grecia e delle regioni abitate dagli italici propriamente detti.

All'interno di ogni macroregione i risultati elettorali sono sostanzialmente costanti da decenni, non c'è nessuna "alternanza di potere", né è prevedibile che la si abbia in un futuro. È solo che quando i risultati elettorali vengono presi nel loro complesso nazionale che i voti per un partito si equilibrano con quelli dell'altro, tanto che ne bastano alcune centinaia di migliaia per far pendere la bilancia da una parte o dall'altra.

Il risultato è un governo nazionale che inevitabilmente sarà in contrasto con tutte le regioni in cui prevale la cultura e perciò il partito avversario. Con continui attriti e sabotaggi reciproci.

L'unica soluzione è quella di trasferire il massimo numero di funzioni governative a delle macroregioni omogenee, in modo che ognuna di essa possa seguire il proprio corso economico e culturale con la massima soddisfazione dei suoi cittadini, riducendo al minimo assoluto le funzioni governative centralizzate.

In Gran Bretagna questo si è già realizzato con la devolution della Scozia e del Galles.

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