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Il caso Madoff, truffe, furti e tasse

15.03.09

Ho visto Tremonti alla televisione trattare uno dei suoi soggetti preferiti: quando è andato negli USA ha detto agli americani, “Voi avete 10.000 Parmalat, nonostante le vostre pene severissime, quindi non serve a niente minacciare o punire con la prigione i comportamenti disonesti!!”

La realtà sembra dargli ragione, vediamo infatti Madoff scortato al tribunale in catene che afferma, “Lo sapevo quando mi sono imbarcato nella mia carriera di truffatore che sarei finito in prigione”. Questo segue il caso Enron e tanti altri. E finiscono in prigione non solo i truffatori nel campo degli affari, ma anche gli uomini politici disonesti, che vengono sostituiti da altri, molti dei quali che a loro volta finiscono in prigione per gli stessi reati.

Negli USA vige l’ideologia che l’uomo sia libero di scegliere tra il bene e il male, sta a ognuno di noi decidere se seguire l’una o l’altra strada, e quindi venire ricompensati per la buona scelta e puniti per i nostri misfatti.

Tremonti sembra essere invece un seguace del detto popolare italiano “L’occasione fa l’uomo ladro”. Che è l’espressione di un’ideologia totalmente opposta: date le circostanze, tutti approfittano di un’occasione favorevole per appropriarsi di quello che non ci spetta.

Non è che manchino esempi che sembrino indicare che quest’ipotesi è molto vera. A parte l’esempio quotidiano dei furti e borseggi, in cui ladri si approfittano di disattenzioni delle vittime, c’è una lamentela generale nei riguardi dei potenti che approfittano delle auto blu, dei funzionari corrotti che si fanno costruire ville a spese dello stato, dei dirigenti dei partiti “socialisti” che vivono a spese della comunità in appartamenti dove pagano pochi euro al mese di affitto ecc. ecc. Se ci pensiamo bene, rubano tanto perché sono in posizioni in cui gestiscono grosse somme, ma nel nostro piccolo, quanti sono coloro che non hanno mai portato a casa una penna dell’ufficio? Ci sono moltissime ragioni con cui ci giustifichiamo, “Non mi pagano abbastanza, è un piccolo auto-premio”. Chi lo fa ad alto livello offre giustificazioni analoghe “Mi spetta di più perché valgo di più”.

Qual è il rimedio indicato da Tremonti e chi condivide la sua ideologia? Sembra essere che bisogna colpire alla radice il problema avviluppando l’attività umana in una serie di lacci e laccioli, di controlli e doppicontrolli per impedirgli di deviare dalla retta via.

In realtà, questi controlli ci sono, ed abbiamo visto quanto siano inefficaci. Allora se ne propone l’inasprimento, l’intensificazione. C'è il piccolo problema che in ogni caso questi controlli devono essere attuati da esseri umani. Se l’ipotesi tremontiana è vera, anche i controllori alla prima occasione diventeranno ladri a loro volta, si tratterà solo di studiare metodi sempre più elaborati per aggirare la legge od offrire incentivi finanziari sempre maggiori da parte dei corruttori.

C’è da domandarsi: la prigione è veramente un deterrente? Non solo non ferma coloro che sono dominati da questo istinto di procurarsi le ricchezze non attraverso il proprio lavoro, ma attraverso la spogliazione del lavoro di altri. Ma se le condizioni lo permettono, continuano a farlo anche in prigione, o quando escono riprendono a farlo immediatamente, spesso approfittando delle conoscenze apprese in prigione per farlo in modo ancora più efficiente.

Questi comportamenti sembrano così radicati nella psiche umana da portare a domandarsi se non derivino dagli strati più profondi e antichi del cervello.

In effetti, in natura abbiamo esempi di comportamenti similari. Ci sono scoiattoli che raccolgono le ghiande e le nascondono in nidi nei tronchi degli alberi. Gli scienziati si sono accorti che mentre la maggior parte è dedita ad esplorare il proprio territorio per trovare ghiande, noci, castagne da riportare nel nido, ce ne sono alcuni che passano il loro tempo a tener d’occhio il nido degli altri. Non appena il legittimo proprietario si allontana, si precipitano nel nido per rubare le noci depositate.

I poveri scoiattoli lavoratori sono ben consci che questo può succedere, e non si allontanano troppo dal proprio nido, e mentre foraggiano tengono d’occhio il suo ingresso, se vedono un intruso che si avvicina, ritornano di volata e ne segue una piccola scaramuccia, l’invasore si ritira e rimane in agguato per cercare di approfittare di una distrazione del legittimo proprietario.

Non c’è nulla di idillico quindi nella vita del povero scoiattolo. Non solo deve difendere il suo territorio da altri scoiattoli che vorrebbero venire a foraggiare sul suo terreno, deve anche difendere il nido da chi vorrebbe rubare il frutto del suo lavoro.

C’è da domandarsi perché la natura produca costantemente una percentuale di “predatori". Se ci pensiamo bene, il loro effetto è che lo scoiattolo non può assolutamente allontanarsi dal suo territorio. Forse questo è lo scopo: un animale potrebbe approfittare della lontananza del proprietario di un lotto per farci una incursione, riempirsi le tasche guanciali di noci, proseguire in un altro territorio, raccoglierne altre e così via, e poi solo dopo molte ore tornare al nido. Il pericolo costante di un’incursione da parte del ladro invece lo obbliga a rimanere sempre vicino al proprio nido, limitando le sue capacità di procurarsi del cibo.

In campo umano abbiamo un fenomeno analogo. Gli individui vengono derubati costantemente di una parte del frutto del proprio lavoro con le tasse. Il loro obbiettivo dichiarato è quello di effettuare una redistribuzione egualitaria dai più abbienti ai più bisognosi. In realtà, sappiamo benissimo che questa è una pura mistificazione, le tasse raccolte si disperdono nei mille rivoli dell'amministrazione statale, e solo una piccolissima parte arriva a coloro ai quali è teoricamente destinata, gli aiuti non bastano mai e si levano continuamente voci che reclamano l’aggiunta di nuove tasse “sui più ricchi" per aiutare i più poveri.

L’effetto è molto simile. Nei paesi nordici, tanto lodati dagli esponenti della sinistra italiana, le tasse sono fortemente progressive. Contrariamente a quanto viene sostenuto, gli abitanti di quei paesi sono ben lungi dall’essere così felici di essere spremuti come limoni. Qual è l’effetto sulla vita quotidiana? Mi risulta che i professionisti che hanno un controllo della propria attività, come dentisti, medici, avvocati, architetti ecc., quando c’è il rischio che lavorando e guadagnando di più sarebbero soggetti a tasse aggiuntive che gli mangerebbero il maggior introito, semplicemente smettono di lavorare. Magari lavorano dieci mesi all’anno, e poi si ritirano nelle loro ville di campagna a riposare. O cominciano a viaggiare, o lavorano solo pochi giorni alla settimana. Di conseguenza, non è che i professionisti scarseggino di numero, semplicemente sono introvabili perché sono indisponibili a lavorare una volta raggiunto il limite del reddito.