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Un paese normaleUn esponente della sinistra ha detto che è ora che l'Italia diventi un paese “normale”. Forse intendeva un paese europeo, invece che medio-orientale. Cosa difficile da realizzarsi visto che in Italia, persino il socialismo ha preso una strada del tutto particolare e divergente dal resto d’Europa. In Padania e nel resto d’Europa la maggioranza della gente pensa che lo stato abbia la funzione di dedicarsi alla costruzione di infrastrutture che assistono i mezzi di produzione, con realizzazioni quali la produzione e la distribuzione di energia elettrica e le ferrovie. Questa è stata la direzione presa anche dai paesi europei dove il socialismo ha preso il potere, che l’hanno fatto in concorrenza al capitalismo (particolarmente nell’Unione Sovietica, dove esso veniva identificato con gli Stati Uniti d’America, il nemico e l’ideale da superare) Nella penisola italiana prevale invece il concetto che lo stato sia una specie di babbo natale dispensatore di doni, esattamente come in medioriente gli sceicchi che possiedono le risorse petrolifere ne distribuiscono i proventi ai sudditi. Non stupisce quindi che la sinistra italiana sia prevalentemente orientata alla ridistribuzione delle ricchezze tra i cittadini, in quanto si pone come concorrente non al capitalismo, come in Europa, ma alla Chiesa cattolica e alle sue opere di beneficenza. In Europa i paesi “nomali” come la Francia o la Germania, indipendentemente dal fatto che siano governati da coalizioni di destra o di sinistra, investono un'ampia parte del bilancio statale per infrastrutture, come Germania dove la futuristica linea ferroviaria a lievitazione magnetica permetterà di viaggiare a 500 km/ora, senza inquinamento, e in Francia proprio in questi giorni viene realizzata una linea ad alta velocità che permette di andare da Parigi a Strasburgo in poco più di due ore. L’Inghilterra si trova come sempre in posizione estrema. Negli anni 70 il governo laburista aveva deciso che il tunnel sotto la manica non era una priorità e l’aveva bocciato. Poi è arrivata Margaret Thatcher ne ha deciso la costruzione, ma affidandola al finanziamento privato. Il tunnel sotto la manica c’è, e funziona benissimo, è sempre strapieno e ormai Londra e Parigi distano poco più di due ore di viaggio, per cui centinaia di migliaia di londinesi vanno a Parigi per lavorare o per il week end e viceversa, ma dal punto di vista delle società che vi hanno investito i capitali il bilancio è disastroso, in quanto è impossibile ottenere un profitto sufficiente a ripagare i capitali prestati dalle banche. Comunque, a parte l’aspetto economico, il tunnel sotto la manica ha contribuito a cambiare radicalmente le abitudini generali della popolazione. Quando sono arrivato a Londra trent’anni fa, per chi voleva bere un buon caffè l’unica soluzione era quella di andare al Bar Italia in Soho. Oggi nelle strade del centro di Londra ci sono più bar che pub tradizionali, e il caffè ha ormai sostituito il tè come bevanda preferita. Mentre l’Inghilterra diventa più europea, l'Italia non fa nemmeno più parte dell'Europa, e questo è dimostrato dal fatto che il 12 maggio si è svolto il 52ª concorso dell'Eurocanzone. Una volta l'Italia partecipava ed ha anche vinto, ma un giorno qualcuno ha deciso che non valeva la pena di partecipare. Una ipotesi di questo disinteresse è che faceva ombra al festival di Sanremo, (che tra l’altro, fuori d’Italia nessuno conosce, per fortuna) un'altra è che noi non abbiamo nazioni amiche che votano per noi indipendentemente dalla qualità della canzone, per cui in obbedienza al concetto italico che non vale la pena di prendere parte se non si è organizzata una combine per essere sicuri di vincere, siamo l'unica nazione in tutta l’Europa che non partecipa. C’erano tutti: dalla Bulgaria a Israele, da Cipro alla BieloRussia, dall'Irlanda al Portogallo. Hanno partecipato persino nazioni caucasiche quali la Georgia e l'Armenia, o paesi minuscoli come il Montenegro o Andorra con 30.000 abitanti. Ma non d'Italia, che si è tirata fuori dalla competizione accentuando ancora più il suo isolamento culturale e perdendo un’occasione di presentare la propria immagine su campo internazionale. Commento |
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