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La pazzia delle organizzazioni umanitarie

19.06.09

Qualcosa non mi convince.

Gli ospedali occidentali sono pieni di infermieri e medici provenienti dai paesi del Terzo Mondo. In effetti, uno degli argomenti per la libertà d’immigrazione è che, senza di essi, i nostri ospedali non potrebbero funzionare.

E poi un altro argomento è che dobbiamo fornire loro la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita, dopo anni di studi e sacrifici.

Ma così facendo, una intera classe medica, formata nel Terzo Mondo a un costo altissimo per quei paesi, si sottrae all'impegno nel paese d'origine, privando il servizio sanitario dei paesi del Terzo Mondo di personale indispensabile per il suo funzionamento.

Forse per alleviare i propri sensi di colpa, l’Occidente ha creato delle organizzazioni umanitarie che costruiscono in quegli stessi paesi degli ospedali e ci manda dei medici occidentali, “per alleviare le sofferenza dei diseredati della terra”.

Non è questa una vera a propria pazzia? Questi medici finiscono inevitabilmente per diventare delle pedine dei giochi politici locali, della guerriglia, rendendoci soggetti a ricatti e ritorsioni.

Non sarebbe più razionale che le organizzazioni umanitarie impiegassero esclusivamente personale locale, che potrebbe trovare lavoro nel proprio paese invece che venire in Occidente?

Forse sarà meno romantico, forse i medici occidentali pensano che i malati del Terzo Mondo hanno più bisogno di cure dei nostri (e questo è tutto da dimostrare) ma, visto che nessuno si muove per conto proprio e tutti fanno parte di un’organizzazione di qualche tipo, finanziata con i soldi dello Stato o degli istituti di beneficenza, le autorità governative dovrebbero avere il potere di ritirare il personale occidentale e sostituirlo interamente con personale locale.

Appare evidente (è la mia esperienza anche qui in Inghilterra) che i governi occidentali stanno riducendo notevolmente le spese per l'istruzione medica (e probabilmente anche in altri settori) contando di riempire i posti di lavoro con individui provenienti dal Terzo Mondo, già istruiti e che quindi sono a costo zero per il paese ricevente, e che per varie ragioni sono disposti a fare lo stesso lavoro a una frazione del costo dei locali.

Questo appare come un elemento fondamentale per chi si dichiara apertamente favorevole all'immigrazione dal punto di visto programmatico "gli immigrati rappresentano una risorsa per il paese ricevente"

Certo, è una risorsa acquisita per il paese di immigrazione, e una risorsa persa per il paese di emigrazione!!

In luce di questo, anche "l’Aiuto al Terzo Mondo perché si sviluppi" assume un aspetto sinistro. Aiuti per l’istruzione e lo sviluppo sì, ma a beneficio ultimo di chi? Se i nostri aiuti vanno a beneficiare veramente i paesi del Terzo Mondo, magnifico! Se quello che facciamo è un investimento di cui alla fine siamo noi a beneficiare, è una nuova forma di schiavismo e di saccheggio, questa volta di cervelli invece che di semplici materie prime.

C'è un ulteriore elemento che a una prima analisi sembra sfiorare l’irrazionale. Vedo qui in Inghilterra che le infermiere locali se ne vanno nel Kuwait, Quatar, Emirati Arabi ecc, a lavorare negli ospedali con paghe molto superiori a quelle che riceverebbero in GB. D’altra parte, come già detto, gli ospedali britannici sono pieni di infermiere provenienti per es. dal Ghana.

Un’osservazione banale sarebbe, “ma perché le ghanesi non vanno direttamente nel Kuwait?” In effetti se lo chiedi agli arabi, ridono e rispondono, ma noi vogliamo infermiere in gamba, non gente dalle qualifiche “dubbiose”.

Quindi il risultato è che noi “gente normale" in Occidente siamo assistiti in ospedale da personale “dubbioso” proveniente da istituti educativi del Terzo Mondo, mentre nei paesi ricchi assumono personale di prima qualità proveniente dalle nostre università e ospedali.

Questo è un aspetto che trascende il principio generale che ognuno debba essere libero di andare a vivere e lavorare dove vuole “per realizzarsi e cercare la felicità e il benessere economico”.


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