Mio articolo

Beppino Englaro, un eroe padano

16.02.09

Sono nato a San Giovanni Lupatoto, e mi ricordo che nella mia infanzia mi raccontavano che era stato emanato un regolamento comunale che vietava di appendere i panni al balcone ad asciugare. Il vigile comunale girava col naso per aria a controllare che la proibizione venisse rispettata, finché arrivò a un balcone dove appunto c’era una signora che stava appendendo dei panni. Con in mano il libretto delle multe, l’apostrofò con le parole “Signora, Lei è in contravvenzione, per favore mi dia le Sue generalità” al che questa rispose “Cosa dici scemo, non vedi che sono tua moglie, questa è casa tua”.

Questo episodio di vita reale mi serve ad introdurre uno dei punti essenziali della cultura padana. La legge va rispettata, da tutti e sempre, senza favoritismi per parenti, amici, associati, senza distinguo, senza ma e se, senza “poverino, le circostanze…”.

Questo è un concetto totalmente opposto a quello della cultura italiana, dove il concetto di base è “fatta la legge, trovato l’inganno”, frutto di una situazione millenaria di soggezione a un’autorità lontana ed oppressiva, che emana leggi incomprensibili e remote dalla realtà, che la gente sopporta passivamente, ma piegandole ed adattarle ai propri bisogni in mille distinguo e cavilli tipici delle civiltà orientali, non a caso chiamati “bizantinismi”, e che ha ormai contagiato anche molti nati e residenti in Padania, che non riescono più nemmeno a concepire un mondo in cui le persone sono pienamente responsabili delle proprie azioni invece che essere sottoposte a tutela costante da parte dello Stato.

Quando il Sig. Englaro chiese al medico di “staccare la spina”, questi gli rispose che non poteva farlo, e lo consigliò di portarsela a casa e di farlo nel silenzio e nell’isolamento domestico, come prima di lui avevano fatto migliaia di altre persone con lo stesso dramma. La cultura padana di cui è permeato, che non ha nulla a che fare con l’affiliazione a un partito piuttosto che a un altro, a sue presunte ambizioni politiche, né a disgustose illazioni di mancanza di affettività, e nemmeno è collegata all’essere cattolici, come è chiaro nell’abisso che c’è tra le dichiarazioni di papa Ratzinger e quelle del teologo svizzero Hans Küng, lo portò a dire “No, deve essere fatto alla luce del sole, nell’ambito di una legge chiara e inequivoca", e a condurre una battaglia di 17 anni per avere il suo buon diritto riconosciuto dai tribunali della repubblica, che in effetto gli venne confermato, per lui e per coloro che curano gli interessi delle migliaia di pazienti che si trovino nella stessa situazione.

In Inghilterra la situazione è completamente differente. Qui vige il diritto consuetudinario (common law) basato sulle usanze tradizionali e le decisioni dei tribunali, e da lunghissimo tempo i pazienti di qualsiasi età hanno il diritto di rifiutare i trattamenti medici, e i medici hanno la facoltà di decidere nel miglior interesse del paziente (inteso sia come somministrazione di un trattamento curativo che di evitargli uno stato di sofferenza), di non applicare alcun trattamento invasivo teso a prolungargli la vita, mettendo sulla sua cartella clinica una nota di DNR, cioè Da Non Resuscitare.

I recenti progressi medico-scientifici e la maggiore complessità della vita moderna hanno poi portato all’approvazione nel 2007, dopo 15 anni di dibattito, di una legge sul testamento biologico (living will), approvata in Parlamento, che tratta l’insorgenza di alcune situazioni derivanti dall’allungamento della durata della vita e dell’effetto di infortuni di qualsiasi genere:
1) un individuo colpito da malattie degenerative progressive, quali l’Alzheimer, prima del deterioramento completo delle sue funzioni cerebrali può nominare un parente o amico, dandogli la possibilità di prendere le decisioni mediche per conto suo, e
2) in qualsiasi momento chiunque può redigere e consegnare al medico di famiglia un documento di “decisione anticipata” in cui, nel caso in cui si trovi in pericolo di morte in una situazione di assenza delle proprie capacità mentali, proibisce di essere sottoposto a un trattamento invasivo per prolungargli la vita.

La legge permette anche la somministrazione di medicamenti con l'obiettivo di attenuare le sofferenze del paziente, persino nei casi in cui le dosi sono così massicce da accelerarne la morte, e di porre termine a qualsiasi trattamento, compresa l'alimentazione forzata, nel caso che il paziente sia in coma irreversibile, anche se non deve essere intesa come un’autorizzazione ad uccidere il paziente.

In Gran Bretagna non sarebbe nemmeno concepibile che qualcuno proponga una legge per rendere obbligatorio un intervento medico invasivo per mantenere in vita un paziente in tutti i casi e in tutte le circostanze, come si vuole fare in Italia.