Passione politica e faziosità
Trovo il livello di discussione “politica” in Italia veramente infruttuoso, basato su argomentazioni a livello di chiacchiere da bar e di giudizi sulle personalità pubbliche che esulano completamente dalle loro azioni in campo politico.
La funzione dell’uomo politico è quella di coordinare l’azione degli individui che condividono un determinato sistema di valori riguardanti le interazioni tra gli individui nella società.
Essa è diversa da quella dell’ideologo che, attraverso la parola e lo scritto crea e dà forma a un sistema di concetti che trattano le relazioni tra gli individui.
Altra figura è quella del propagandista, che diffonde questi concetti, popolarizzandoli e rendendoli accessibili alle masse.
Altra figura ancora è quella del giornalista, che dovrebbe informare il pubblico su quello che sta succedendo nella società
Nella realtà della vita quotidiana, a volte un solo personaggio riassume in sé le due funzioni di politico e ideologo, creando e mettendosi alla testa di un movimento, mentre altre volte il sistema ideologico perseguito da un partito è già costituito, ed esso necessita solo di un capo in grado di guidarlo ed eventualmente di rinnovarlo. Spesso la figura del giornalista è difficilmente distinguibile da quella del propagandista di una determinata ideologia, e si confonde con quella dell’opinionista, presentando non i fatti ma la sua opinione su di essi, spesso deformata da una specifica ottica ideologica.
Poiché la società è formata da numerose funzioni sociali ed attività economiche, gli individui che ne fanno parte si raggruppano per difendere i propri interessi, in un braccio di ferro tra tutte le componenti.
Ora, nel giudicare la “bontà” di un determinato politico nello svolgere le sue funzioni, è facile cadere nella trappola di farlo dal punto di vista dei suoi opponenti, il che non porta da nessuna parte, in quanto ovviamente tutto quello che fa, essendo contrario ai loro interessi, è errato.
L’unico metro di giudizio dev’essere che quello che fa corrisponda a quanto ha promesso di attuare nel suo programma elettorale, e la sua efficacia dev’essere giudicata del progresso, anche minimo, nella sua realizzazione, tenendo conto dell’importanza e delle difficoltà del progetto e delle sue condizioni iniziali.
L’altro metro di giudizio dev’essere la sua dirittura morale durante lo svolgimento del suo incarico pubblico.
Per es. Olmert ha dovuto dare le dimissioni perché si è scoperto che mentre era in carica, ha chiesto il rimborso delle spese di viaggio per sé e la famiglia, ottenendo molti rimborsi per lo stesso viaggio. Cose analoghe sono successe in Inghilterra, ed esse sono altra cosa dall'usufruire di privilegi stabiliti per legge da parte dei parlamentari e politici, anche se i detti privilegi sono stati autoattribuiti. In questo caso l’azione politica che qualcuno potrebbe fare sarebbe quella di proporre delle leggi per rimuovere tali privilegi, trovare sostenitori e farsi eleggere su tale programma.
È ovvio che il programma di qualsiasi partito copre molti aspetti, e nelle sue articolazioni non può sovrapporsi totalmente ai desideri dei suoi sostenitori. Si tratta quindi di creare da parte di ognuno una gerarchia di valori prioritari e di fare un bilancio ponderato del dare e avere.
È stato con vero interesse che molti di noi hanno assistito alla presa del potere da parte della sinistra. In effetti, moltissime delle 200 e passa pagine del programma della sinistra erano perfettamente condivisibili, e fu con grande eccitazione che abbiamo visto l'avvio delle liberalizzazioni di Bersani, e tanto maggiore è stao il disappunto per la sua calata di brache su tutti campi.
Ugualmente interessante è stato l’annuncio dei Dico, che venivano considerati l’annuncio di un allontanamento della società italiana dall’influenza del Vaticano, ma che furono subito rimangiati dai suoi proponenti come tutte le altre proposte in quella direzione e scomparvero nella fogna romana.
Abbiamo visto la sinistra cavalcare la crociata anti TAV e poi non riuscire più a scenderne, con la figura patetica di Prodi che diceva “la TAV si farà” e intanto bloccava tutti i programmi di costruzione di infrastrutture.
Abbiamo visto l’abbattersi sull'economia italiana di un carico di tasse che l’hanno sfiancata e paralizzata.
Abbiamo visto andare al governo un’armata Brancaleone di gente dalle ideologie più disparate, tutte in contrasto l’una con l’altra, ed efficaci solo nel bloccarsi a vicenda.
Quindi il nostro è un giudizio di merito sul fatto che nessuno degli uomini politici della sinistra è in grado di attuare il loro stesso programma. Tutto qui.
Ora, molti italiani possono essere stati coglioni e aver votato contro i loro interessi, lusingati dalle promesse di “portare la felicità nelle case degli italiani”, ma non si può essere coglioni tutta la vita, e dopo essersi presi delle sane stangate, si sono ravveduti.
Non ci sono problemi a riconoscere a Veltroni il merito di non aver voluto ricreare la situazione precedente, e di essersi presentato quasi da solo, permettendo così a Berlusconi di liberarsi dalle palle al piede che aveva nel precedente governo.
Purtroppo le due anime del Pd non hanno ancora permesso la formulazione di una proposta politica coerente ed unitaria, vedremo se non porteranno invece alla sua disgregazione totale.
Per finire, bisogna essere accecati dalla faziosità a non voler ammettere che il presente governo sta procedendo con una velocità e una decisione che non si erano mai viste nella scena politica italiana. Non si tratta di speranza, ma una facile previsione che di questo passo l’Italia tra un anno sarà un paese completamente diverso da quello che è oggi.
Magari quello che sarà non piacerà a qualcuno, ma questo è un altro discorso.
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