Mio articolo

Parole magiche: privilegio, conflitto sociale, lavoro, felicità e ricchezza

09.01.09

Esistono delle parole chiave su cui sono stati scritti milioni di libri, per cui non posso certo illudermi di esaurirne la trattazione in queste poche righe.

Eccone alcune, estrapolate dalla lettera di Gabriele A.:
privilegio, conflitto sociale, reddito, lavori piacevoli e spiacevoli, ragioni della posizione sociale, sentimento di insicurezza, ricchezza e felicità.

C'è chi si rifiuta di accettare il concetto stesso di meritocrazia, insito nelle dimostrazioni della correlazione tra il QI e il reddito, nonostante moltissime indagini abbiano ormai dimostrato questa correlazione, ed indica il privilegio a spiegazione della collocazione degli individui nella gerarchia sociale.

Questo è senz'altro vero in molti casi, tipici quelli dei regnanti ereditari, la cui posizione è dovuta esclusivamente al privilegio ereditato dai genitori, senza alcun merito personale, tuttavia, questo non può portare al rifiuto di accettare l'evidenza dei fatti: è impossibile per i figli ereditare le posizioni dei genitori se non ne possiedono lo stesso livello di capacità. Abbiamo di fronte agli occhi ogni giorno l'esempio di figli di uomini politici che hanno tentato la carriera dei genitori e sono stati immediatamente espulsi o vegetano nei gradini più bassi della politica. Come pure quello dei rampolli di ricchissimi industriali che hanno distrutto in pochi anni l'azienda creata dai genitori o ne sono stati estromessi.

Il conflitto sociale è non è nient'altro che la lotta per la sopravvivenza che si trova in natura: ogni nuovo nato deve farsi strada all'interno della società, in competizione con tutti gli altri che offrono gli stessi servizi.

È vero che a volte la posizione in cui alla fine ognuno di noi viene a trovarsi dipende da eventi globali, indipendenti dalle capacità e dei meriti personali: guerre, cataclismi, tzunami, meteoriti che colpiscono la terra e che possono spazzare via un individuo indipendentemente dalle sue capacità.
Pensiamo ai granelli di sabbia in una clessidra, che passano attraverso il forellino per cadere sul cumulo già esistente. Possono fermarsi nel punto dove cadono, oppure rotolare verso il basso oppure, se la piramide era già al limite dell'equilibrio, provocarne il collasso e la ristrutturazione.

La conflittualità sociale è dovuta alla stessa essenza competitiva della vita sociale. Ne ho già trattato nel mio articolo sulle scimmie comuniste, ed è essenzialmente dovuta al fatto che noi confrontiamo continuamente la nostra situazione con quella degli altri componenti della società e stabiliamo una scala di valori. Supponiamo di avere un quartiere composto di casette perfettamente identiche e che i loro abitanti siano felici. Se viene costruita una casa molto più grande delle altre, d'improvviso gli abitanti del quartiere avranno la sensazione che le loro case siano diventate più misere e vorranno avere una casa più grande e lussuosa. Così si passa dal televisore in bianconero a quello a colori, dal telefono al telefonino, dai lavoro domestici agli elettrodomestici. Chi non li ha si sente “povero”, anche se la gente ha vissuto per migliaia di anni prima senza di essi.
Facendo una prova di assaggio di vini senza etichetta, gli assaggiatori hanno preferito i vini con un’indicazione di costo superiore rispetto a quelli di costo più basso, anche se le bottiglie contenevano esattamente lo stesso vino, indicando che il nostro stesso senso del gusto viene influenzato dall’aspettativa di avere un prodotto di maggior valore.

Esistono sono molti lavori differenti, ma il livello di soddisfazione che essi danno è molto più spesso in relazione con l'attitudine mentale di chi lo fa piuttosto che con il lavoro in se stesso. L'altro giorno è venuto a trovarmi un tecnico che ha riparato da mia lavapiatti. Era di un’evidenza lampante la sua soddisfazione nello smontare l'elettrodomestico e sostituirne le parti rotte con quelle nuove, ripulirlo e ripristinarne il funzionamento. È non è un caso isolato. Un mio amico, avendo provato a ristrutturare l'impianto elettrico ed idraulico della sua casa, ne aveva tratto un’enorme soddisfazione e quindi ha deciso di dedicarsi a questa attività in maniera professionale, abbandonando l’insegnamento della matematica all'Università che trovava arido e di scarsa soddisfazione personale, indipendentemente dal guadagno che ne ricavava.
Spalare lo stallatico può essere considerato un lavoro degradante ed abbrutente che nessuno vorrebbe fare, ma “It is all in the mind”. Mia figlia ha passato il weekend ad accudire un cavallo, spazzolandolo, bardandolo e ripulendo la stalla dallo sterco, con estrema gioia e soddisfazione, ed ho persino dovuto pagare perché lo potesse fare.

Un'altra parola chiave fondamentale è “felicità” e l'altro concetto che viene spesso associato ad essa è quello della “ricchezza”. Da sempre si dibatte se ci sia una relazione diretta tra ricchezza e felicità e quindi non posso certo pretendere di trattare esaurientemente nè questo rapporto, nè l'altra domanda se la felicità sia dipendente direttamente da lavoro chi si fa, ma voglio solo fare un breve accenno di una risposta.

In realtà la ricchezza è una vera e propria droga che dà assuefazione. È pura illusione supporre che aumentandola la nostra vita sarebbe più felice. Anch'io amo andare a mangiare in un ristorante e vorrei farlo più spesso, ma mi sono reso conto che coloro che vanno a mangiare tutte le sere nei ristoranti non ne traggono maggiore soddisfazione di me, in quanto il ricordo di un piatto estremamente saporito del giorno, del mese o dell'anno precedente diminuisce il valore di quello attuale, per cui la soddisfazione si annulla.

Nella mia esperienza personale, dopo avere trascorso le vacanze ai Carabi, a Sri Lanka, in Tunisia, dopo aver visto le cascate di Niagara ed altre località esotiche, la massima soddisfazione l’ho avuta quando con la mia famiglia siamo andati a Fano, dove i miei bambini, di solito molto critici, vi hanno trovato la sabbia più bella e più fine per costruire castelli di sabbia, un mare dolcemente degradante più accessibile e più piacevole per sguazzare nell’acqua. E penso alle migliaia di persone che vi si recano tutti gli anni e sono scontente, pensando che la felicità sia ottenibile solo andando nelle località esotiche più remote. C'è quest'ansia di desiderare il più grosso, il più veloce, il più nuovo, il più remoto, nell'illusione che ci diano più soddisfazione di quello che abbiamo, ma che in realtà porta solo alla delusione e alla frustrazione.

Bada bene, non voglio che il mio discorso sia confuso con quello del religioso coperto di orpelli d'oro che predica i meriti della poverà, nè dell'asceta che dice che tutto è uguale. Non andrei mai a vivere in certe città, vere giungle d'asfalto dove si è perso il senso della misura dell'uomo; mi basta una cittadina e una casetta modesta nel verde, circondata da dei parchi dove posso andare a passeggiare serenamente con i miei figli.

È assolutamente vero che differenti lavori comportano differenti livelli di reddito, questo è una conseguenza della legge della domanda e dell'offerta, e della possibilità di rimpiazzo di un operatore con un altro dello stesso livello. Poiché dalla curva della distribuzione gaussiana possiamo vedere che la grande maggioranza delle persone ha capacità equivalenti, ne deriva che la grande maggioranza delle persone ha lo stesso reddito, mentre dalla rapida diminuzione del numero di individui all'estremo superiore vediamo che sono molto pochi quelli che hanno accesso ai livelli di reddito superiore. Purtroppo, è lo stile di vita di questi pochi che viene preso come pietra di paragone, provocando appunto il fenomeno dell'invidia sociale e lo scontento generale di tutto resto della popolazione.

Detto ciò, c'è un problema reale di insicurezza esistenziale, dovuto non tanto alla concorrenza quanto all'imprevedibilità stessa degli eventi naturali e dei rapporti umani. Una siccità, un'alluvione possono provocare la scomparsa dei raccolti e portare alla scarsità di prodotti, oppure semplicemente offriamo un servizio o un prodotto che ci viene ricompensato in misura insufficiente a vivere secondo i nostri desideri. Sia i produttori che i consumatori fanno parte dello stesso circuito, e il livello di vita dei produttori dipende dalla disponibilità dei consumatori ad acquistare i loro servizi, quanto quello dei consumatori dipende dalla qualità e dall'abbondanza dei servizi offerti dai produttori.

L'incontro tra la domanda e l'offerta è sempre incerto e anarchico, e a questo i marxisti vogliono porre rimedio con la programmazione sociale. In questo modo una società in cui ognuno è libero di lavorare più o meno, e di svolgere l'attività che più gli sembra conforme alle proprie inclinazioni, viene sostituta da una in cui sia la produzione che il consumo vengono programmati rigidamente.

Ho già dimostrato nell'altro mio articolo sulle macrostrutture contro le microstrutture che il sistema macrostrutturale è inerentemente inefficiente, in quanto non esistono persone in grado di gestire strutture maggiori di certe dimensioni. Ma l’aspetto più fondamentale dal punto di vista umano è l’annullamento di qualsiasi stimolo interiore all'attività e alla prestazione di un servizio migliore, che quindi viene sostituito da un ordinamento sociale basato sulla coercizione e sulla punizione. Ti lascio leggere i numerosi libri sulla vita della gente comune nell’URSS per l’approfondimento personale in proposito, anche se so benissimo che ci sono molte persone dei paesi ex-comunisti che rimpiangono la sensazione di sicurezza che avevano nei bei tempi passati.