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Scimmie comuniste

Leggo nella sezione scientifica di un giornale una relazione su un esperimento condotto alla Emory University: ad alcune scimmie cappuccino in gabbia erano stati dati dei gettoni.
Poi sono state istruite a scambiare questi gettoni con del cibo.
Per ogni gettone che restituivano al ricercatore, ricevevano un cetriolo. Poi ad alcune di esse, invece del cetriolo, veniva consegnato un grappolo d’uva.
Quando una scimmia appena ricompensata col cetriolo vedeva la compagna accanto ricevere l’uva, assumeva i tipici atteggiamenti di chi si sente offeso: si rifiutava di obbedire agli istruttori, dava in escandescenze, oppure gettava via il vegetale, o altre reazioni del genere.

A questo punto l’interpretazione data dagli scienziati è passata subito all’ordine morale: le scimmie hanno il senso della giustizia, protestano se ricevevano «compensi» diversi per lo stesso comportamento.

Si vede come è facile travalicare nella politica. Le cappuccine sono le prime “egalitarie”, magari le prime “comuniste”.

Potremmo dire che i soldi delle università vengono spesi proprio bene, in ricerche subito utilizzabili a scopi politici.

Ma io non ho bisogno di spendere tanti soldi per ricevere informazioni così preziose. Mi basta guardare i miei bambini. Quando uno prende un giocattolo, che prima giaceva abbandonato in un angolo, subito l’altro lascia quello con cui stava giocando e cerca di prenderglielo.
Perché l’erba del vicino è sempre più verde.
Il piatto degli altri è sempre più pieno. E qui sta il punto. C’è sempre chi, e questo è un istinto molto primordiale, invece di guardare nel proprio piatto e mangiare, è sempre intento a guardare nel piatto degli altri e lo vede meglio del proprio, e lo vive come un’ingiustizia, contro cui deve battersi.

Poco importa la sfumatura del programma di lotta. C’è chi vuole eliminare “tout court” chi ha il piatto più pieno, e dividersi le spoglie. Altri sono più moderati sulle modalità e su quanto sottrarre a chi ha di più.
E queste persone sono intimamente convinte della giustezza della loro causa, con sincerità affermano “Io sono una persona tanto buona, sono semplicemente offeso del trattamento indegno a cui sono soggette le “classi deboli”. Sono io il primo ad affermare che L'URSS (o la Cina, o Pol Pot, gli esempi non mancano certo) era un obbrobrio, non sono mai stato iscritto al partito comunista, ecc. ma quando denuncio le ingiustizie del mondo gli altri continuano a chiamarmi comunista”.
Chi non ha sentito questa lamentela ripetuta sia da conoscenti che da politici alla televisione a tutti i livelli?

Ma, a parte l'impressione soggetiva che il piatto del vicino sembri sempre più pieno del proprio, è un dato di fatto innegabile che alcuni hanno il piatto più pieno e altri ce l’hanno quasi vuoto. E il problema non può certo essere risolto seguendo i consigli di Berlusconi, che dice che bisogna lavorare di più.

Chi fa un lavoro di semplice esecutore di ordini, facilmente sostituibile, riceverà sempre i minimi livelli di paga compatibili con la sopravvivenza in un determinato contesto, e per quanto possa lavorare duro non può certo superare i limiti fisiologici umani. Il suo piatto sarà quindi sempre più vuoto di quello di altri.
È inevitabile perciò, specie se la scuola non lo addestra a usare il proprio cervello e a distinguere tra quello che è auspicabile e quello che è realizzabile, che ci siano persone recettive alle lusinghe di chi gli promette che se lotta per far andare al potere un partito “dei lavoratori”, quando questo prende il potere i piatti dei lavoratori saranno più pieni.

Purtroppo l’esperienza ci ha insegnato che una volta cacciata la classe dirigente precedente, i dirigenti rivoluzionari prendono il loro posto a tavola, e il piatto dei lavoratori rimane vuoto come prima.
Noi non faremo così quando prenderemo il potere – dicono i nostri politici di sinistra, suggerendo quasi di essere una specie diversa dai normali esseri umani, quasi fossero dotati di uno speciale DNA dell’altruismo.

Ma quando sono andato a trovare i miei amici in Polonia al crollo del muro di Berlino, passeggiando per le strade di Zakopane, mi indicavano le ville espropriate alla nobiltà in occasione della presa del potere del comunismo nel dopoguerra, che naturalmente erano diventate residenze di villeggiatura per i dirigenti comunisti.
E mi raccontavano che qui venivano invitati in vacanza, a spese dei lavoratori polacchi, i dirigenti del partito comunista e dei sindacati italiani, e gli regalavano pure 800 dollari per le piccole spese, al tempo in cui 800 dollari era il guadagno annuale di un operaio polacco. E questi signori sono ancora in circolazione in Italia, sono ancora oggi i dirigenti dei vari partiti di sinistra e dei sindacati italiani. Proprio questo mi è venuto in mente vedendo Bertinotti alla televisione, dove enunciava il suo progetto di eliminare l’attuale classe dirigente capitalista italiana e di sostituirla con i suoi uomini.
Non ho alcun dubbio, visti i precedenti, che quei signori si andrebbero a installare nelle ville degli attuali dirigenti, ma quale sarebbe il beneficio per i lavoratori?

Non ritengo che si tratti di uomini cattivi o in malafede, io credo assolutamente che siano sinceramente convinti del loro buon diritto a un trattamento privilegiato, di cui d’altronde già godono oggi (vedi yacht, ville, vacanze gratis ecc.) in virtù dell’ottimo lavoro che fanno per la classe lavoratrice, ma anche gli imprenditori pensano di aver diritto a un maggiore benessere a riconoscimento del loro contributo sociale!

Chi può vedere allora una qualsiasi differenza morale? In realtà la differenza è tutta pratica, e consiste nel fatto che gli imprenditori organizzano la produzione di mezzi di consumo, che poi noi siamo liberi di comprare o lasciare sugli scaffali se non ci piacciono, mentre i politici gareggiano nel fare promesse sempre più iperboliche di un futuro felice, e una volta al potere impongono le loro teorie a tutti, che noi siamo d’accordo o meno, e siccome essi sono tutti il prodotto della stessa cultura, serve poco sostituirli, perché quelli nuovi si comportano esattamente come quelli vecchi, tanto è vero che quando vengono sorpresi a fare qualche marachella, sono compatti nel difendersi a vicenda, accusando chi le rivela di qualunquismo e “antipartitismo”.

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