La televisione inglese come espressione della società anglosassone

Vorrei parlarvi qui dei programmi della televisione inglese. Anche degli amici in Italia mi hanno chiesto se è vero che è meglio di quella italiana. È difficile dire se sia meglio o peggio, ma è senz'altro largamente differente, in quanto è l'espressione di una cultura fondamentalmente diversa da quella italiana, vorrei dire opposta.
 
Un italiano che guardi la televisione inglese si rende subito conto che nella televisione italiana non c'è assolutamente nulla di originale. Tutti i programmi sono acquistati in blocco o ne è stata acquistata la formula dall'estero.
In questo la televisione inglese è simile a quella italiana, in quanto ci sono gli stessi programmi, per cui si vedono Lost, CSI, Colombo, ecc. Poi si vede la versione locale del Grande fratello, dell'Isola dei famosi ecc.
Ci sono naturalmente commedie di ambiente locale e i polizieschi. Vengono prodotti in Inghilterra moltissimi documentari scientifici, che poi sono acquistati e trasmessi dalla televisione italiana.  

Ma ci sono programmi che alla televisione italiana non hanno mai visto la luce, né vedo una possibilità che questo succeda.. Vorrei fare una piccola digressione filosofico-politica. Come sapete la rivoluzione francese non è mai arrivata in Inghilterra. Non è stato perciò imposto come dogma assoluto il principio dell'uguaglianza di tutti gli uomini. Ministri di governo di Margaret Thatcher potevano dire in tutta tranquillità che gli uomini sono tutti diversi. Che i disoccupati sono gente che non ha voglia di lavorare, citando il proprio padre che faceva decine di chilometri in bicicletta per andare a cercare lavoro. Che quelli che commettono crimini lo fanno perché sono malvagi di natura. È questa assoluta differenza ideologica tra destra e sinistra che dà un senso all'alternanza tra i due partiti che la rappresentano.

Questa differenza trova le sue radici nel fatto che l'Inghilterra è un paese protestante e non cattolico. Mentre la Chiesa cattolica sembra avere messo come punto centrale della propria dottrina frasi quali “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri paradiso”, “beati i poveri ecc. ecc.”, la Chiesa protestante sembra avere messo come centro della propria ideologia la parabola in cui il padrone che aveva affidato dei talenti ai suoi servi, premia quelli che li hanno sfruttati per ottenere il massimo profitto e si infuria contro il servo che non aveva utilizzato al meglio il proprio.

Mentre in Italia chiunque investa e ricavi profitto diventa automaticamente uno sfruttatore del popolo e viene sottoposto agli attacchi più feroci, il successo in Inghilterra e negli altri paesi protestanti viene esaltato come il segno della benedizione divina e dell’obbedienza al comando di Gesù che tutti noi diamo al massimo delle nostre capacità.
 
Ci sono quindi programmi che alla televisione italiana sono inconcepibili. Documentari quasi giornalieri seguono le vicende di gente normalissima, che acquista case semidiroccate, le ristruttura e le rivende facendoci un profitto, o magari perdendoci se fanno un cattivo lavoro.
Ve lo immaginate un programma simile in Italia?

Ci sono altri programmi in cui dei candidati con un’idea, un progetto, lo presentano ad un pannello di esperti, costituito da gente a loro volta partiti dal niente e che in anni di duro lavoro ha messo in piedi aziende colossali, e che giudicano se le loro idee hanno valore e possono essere finanziate.
Ci sono altri programmi in cui dei capi d'azienda offrono delle posizioni di responsabilità nelle loro società in colloqui con candidati che devono dimostrare di avere le qualità necessarie per meritarselo.
Questa è gente del calibro di Alan Sugar, il fondatore di Amstrad, che ha cominciato trent’anni fa vendendo antenne televisive dal suo furgoncino nei mercatini rionali. E che si prestano volentieri perché vogliono mettere la propria esperienza al servizio degli altri, e perché godono del prestigio derivante dal loro successo.

In questi tempi di crisi economiche e finanziarie, ci sono stati vari programmi dove è stato spiegato in modo obiettivo ed istruttivo l'origine del sistema bancario (riconoscendo il ruolo essenziale dei mercanti lombardi di Venezia, Milano e Firenze), e i successivi sviluppi durante il Rinascimento e l'epoca moderna fino ai giorni d'oggi.

Ma le differenze non si fermano qui. Nel mondo anglosassone, la parola "intellettuale" è praticamente un insulto. Manca quindi in coloro che trattano questioni di politica o cultura alla televisione quella pomposità e sicumera tipica degli "intellettuali" italiani.
I dibattiti politici non potrebbero essere più differenti da quelli italiani. Mentre in Italia chiunque parli viene interrotto a metà frase dall'avversario, a volte addirittura dal conduttore del programma, in Inghilterra si lascia la gente finire il discorso e poi si ribatte con le proprie argomentazioni. Sarebbero capaci di farlo gli italiani? A parte la differente educazione, si ha l'impressione che l'urgenza di intervenire sia dovuta al fatto che aspettando qualche minuto, chi vuole intervenire non riuscirebbe a seguire il filo del discorso e poi non riuscirebbe a ricordare un'argomentazione per ribattere.

Il posto degli intellettuali viene preso da comici e cabarettisti. Ma la definizione non potrebbe essere più fuorviante. Mentre quelli italiani tentano di far ridere con lazzi e freddure diciamo della "scuola dell'inverosimile", gli inglesi lo fanno con analisi taglienti che in poche parole evidenziano le incoerenze e assurdità della nostra società. Inoltre, mentre in Italia la satira è spesso una scusa da parte del cosidetto "comico" per attaccare gli uomini politici del partito avverso, in Inghilterra i comici indirizzano i loro strali indiscriminatamente a tutti gli uomini politici: che siano di sinistra, di destra o del centro. Nemmeno la monarchia viene rispettata, viene continuamente ricordata la sua origine germanica (Sachsen-Coburg) e sono continui gli attacchi al principe Carlo, deridendo le sue scappatelle extraconiugali e le sue stranezze, e nemmeno la regina e i principi reali ne escono immuni.

Forse perché l'Inghilterra non è un paese cattolico, mancano dalla televisione la presenza costante delle autorità religiose e le loro continue invocazioni a "verità assolute" e la condanna del "relativismo morale".
Ancora una volta spetta ai comici l'evidenziare la cultura inglese in programmi umoristico-culturali. Uno dei migliori è "Argumental" (traducibile come "Polemico"). In esso, due squadre devono l'una attaccare e l'altra difendere un tema scelto dal moderatore tra gli argomenti d'attualità. Poi si arriva al culmine dello spettacolo, in cui allo stesso comico viene chiesto di cominciare a difendere un certo argomento, poi al suono di un campanello lo deve difendere, poi di nuovo attaccarlo e così via.

Ci sono molti programmi che trattano argomenti religiosi e storici. Gli inglesi sono molto fieri dei loro ritrovamenti dell'epoca romana, che scavano e conservano con grande cura.
Abbondano i programmi religiosi, dedicati a tutte le fedi, ed un pastore anglicano ha fatto il "Giro del mondo in 80 fedi" riportanto con obiettività l'incredibile varietà delle credenze umane.
A natale, una serie di trasmissioni ci ha aggiornato sulle ultime scoperte archeologiche dalla Palestina, da cui abbiamo appreso che il vero profeta fu Giovanni il Battista, che ha ancora seguaci, sparsi in tutto il mondo. Alla sua morte il suo posto fu preso da suo cugino Gesù, e alla morte di questi la setta fu gestita dai suoi fratelli e altri parenti fino a quando fu sradicata dalla Palestina a causa della deportazione imposta dai romani, permettendo che la guida della nuova religione fosse presa da neo-convertiti estranei alla cultura ebraica, che trasformarono profondamente il significato del messaggio di Gesù.

Forse sto cominciando a darvi l'idea che l'Inghilterra è un altro mondo.

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